Il Tirreno

La vigna di Leonardo rinasce per l’Expo

Bolgheri: la cantina Guado al Melo ne ha ricostruito la storia e ha ritrovato l’antico vitigno. Il 18 la presentazione ufficiale

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BOLGHERI. Venerdì 18 settembre alle 19 sarà presentato presso la cantina Guado al Melo, di Michele Scienza, il “Progetto della vigna di Leonardo”. La cantina bolgherese proprio in questi giorni ha ottenuto importanti riconoscimenti tra cui i Tre Bicchieri del Gambero Rosso per Atis, Bolgheri Doc Superiore 2012 e Due bicchieri rossi per Rute, Bolgheri Doc rosso 2013, notizie che usciranno ufficialmente nella Guida dei Vini d’Italia 2016. Per concludere l’azienda ha ricevuto un premio speciale, l’unica toscana, come Cantina Emergente dell’anno.

«La cantina di Michele Scienza – hanno motivato - è stata la rivelazione dell’anno a Bolgheri, con una batteria di vini che va dal molto buono all’eccellente. I diciassette ettari di vigna sono coltivati con cura maniacale per qualità e sostenibilità, mentre in cantina il lavoro è sostanzialmente artigianale e poco invasivo. Le varietà allevate sono diverse, alcune in rappresentanza della tradizione mediterranea e caucasica. Una specie di “collezione”, dominata comunque dalle classiche uve bolgheresi».

«E’ una bella soddisfazione – ha commentato Scienza - per il grande lavoro e l’impegno costante assieme ai nostri collaboratori, un premio che va soprattutto al nostro amato territorio». A raccontare la storia e la ricerca sul vigneto di Leonardo, invece, sarà il padre, il professor Attilio Scienza. Dopo anni di lavoro e ricerca, in concomitanza con l’Expo, è rinata a Milano l’antica vigna di Leonardo, un vigneto storico e prezioso esistito per più di quattro secoli. È situato nell’ampio giardino di un palazzo rinascimentale nel centro della città, Casa Atellani. Si è trattato di un importante lavoro di ricostruzione storico-scientifica, condotto da un pool di esperti.

«La parte storica – spiegano - ha permesso di ricostruire le infinite peripezie di questo vigneto di quasi un ettaro, a partire dalla donazione di Ludovico il Moro a Leonardo nel 1499 (quando questi aveva appena terminato l’affresco dell’Ultima Cena). Seguirono poi le difficoltà del Maestro di mantenere questa proprietà, fino all’ultima documentazione del 1920 fatta dagli storici-architetti Luca Beltrami e Piero Portaluppi. Con i bombardamenti della seconda Guerra Mondiale il vigneto venne definitivamente distrutto, senza lasciare alcuna traccia».

Perché la vigna rinascesse era però necessario anche scoprire quale fosse il vitigno coltivato da Leonardo e qui è intervenuta l’Università di Milano sotto la guida di Attilio Scienza. Ricerche genetiche hanno permesso di capire quale fosse la varietà impiegata, poi coltivata in serra e rimessa in loco secondo il progetto dei filari originari. Oggi il vigneto, il giardino in generale e il palazzo di Casa Atellani sono aperti al pubblico. A breve inizierà anche la produzione del vino. Seguirà una degustazione di vini dell’azienda. (d.v)

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