Il Tirreno

«Il mio è stato un atto d’amore»

«Il mio è stato un atto d’amore»

L’intervista. Giamila Carli spiega le sue dimissioni: «Ho un altro modo di lavorare»

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CECINA. Non smentisce il suo carattere la pasionaria Giamila Carli. E se ne va senza lacrime. Un po’ di magone sì, quello c’è nella voce stentorea, ma c’è anche la convinzione di aver fatto la scelta giusta. Lo aveva già scritto nella sua lettera di dimissioni, il 20 agosto: non fa per me il grigio.

Adesso che la tempesta è placata, che ha parlato all’assemblea del suo partito, che ha incassato i ringraziamenti e la stima dei “compagni”, Giamila Carli la ex zarina di palazzo civico, si concede una pausa.

«Non sono una complottista - dice - se ho dato le dimissioni da assessore è semplicemente per ragioni caratteriali. Tra me e il sindaco c’era una incompatibilità, non potevamo più rimanere insieme, ma non perché abbiamo entrambi caratteri forti, piuttosto perché abbiamo un modo diverso di concepire l’amministrazione. Non c’entrano i contenuti, i programmi, quelli sono condivisi, non c’entra niente l’urbanistica, le cordate di imprenditori non esistono; è il metodo il problema».

«Per me - spiega - la politica è confronto, il mio punto di riferimento è Zagrebelsky, la democrazia vuol dire discussione. In che senso? Il sindaco non è il rappresentante legale dell’ente e non è nemmeno un incantatore di serpenti. Nè un amministratore delegato. Io concepisco il consenso come convincimento. L’attività amministrativa deve passare dalla discussione in giunta e dal confronto con il partito e con il gruppo, per me è questa la metodologia, sono percorsi istituzionali a cui sono legata».

È troppo renziano Lippi? «Non mi appassiona la gara a chi è più renziano - risponde Carli - anche perché, chiariamoci, di Renzi ce n’è uno solo, e può avere quell’atteggiamento perché è la massima espressione del partito a livello nazonale e per le sue straordinarie capacità comunicative».

A cosa o a chi si riferiva parlando di grigio? «Il grigio sarebbe stato dover rimanere in giunta contro le mie convinzioni. Ripeto, io sono legata a un percorso e una visione istituzionale per cui partito e amministrazione comunale devono viaggiare insieme, e questo anche i dirigenti regionali me l’hanno riconosciuto. Non potendo fare un atto di fede a un sindaco, ho fatto un passo indietro, per non intralciare il governo della città: le mie dimissioni sono state un atto d’amore per Cecina».

Carli resta nel Pd. «Non me vado con le lacrime agli occhi - ironizza - non piango, anche perché non me ne vado, resto nel partito come iscritta. Alla nuova giunta e a Lippi auguro che si discuta di più, senza liti ma con un confronto costante».

Maria Meini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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