Finanza
Ciclista muore alla messa
Stroncato a 62 anni da un malore alla celebrazione dedicata alle due ruote
LIVORNO. Quella salita ripida è il suo ultimo sforzo. Una volta arrivato all'ombra del Santuario della Madonna di Montenero addenta una barretta energetica per ricaricarsi dopo aver macinato decine di chilometri, prima di entrare in chiesa per ricevere la benedizione speciale ai ciclisti, durante la messa dedicata.
Ma Antonio Gabriele, in piazza con il suo gruppo di ciclisti amatoriali proveniente da Rosignano, in chiesa non entrerà mai. E’ ancora in sella alla sua bici rosso fiammante: mentre mangia lo snack, crolla a terra improvvisamente e muore. Una tragedia che avviene sotto gli occhi di centinaia di persone, tra ciclisti arrivati da mezza Toscana, circa seicento, e fedeli e pellegrini per seguire la celebrazione nel santuario mariano. Il cuore del 62enne di Rosignano Solvay si ferma inspiegabilmente sul piazzale antistante il sagrato del santuario intorno alle 9.30 di ieri. In chiesa, intanto, stava sta per cominciare la messa - celebrata dal vescovo Simone Giusti - dedicata a chi, appunto, è appassionato delle due ruote: un appuntamento diventato ormai tradizionale per i ciclisti toscani. Antonio, responsabile della biblioteca comunale di Rosignano, era lì per partecipare a quell'appuntamento sportivo-spirituale, organizzato da quindici anni da Giovanni Carrara, pontederese appassionato di bicicletta.
Da uno dei ristoranti della piazza di Montenero parte la chiamata al 118: sul posto arriva l'ambulanza medicalizzata della Misericordia di Montenero con i soccorritori, che cominciano immediatamente il massaggio cardiaco e le manovre di rianimazione. Per quasi un'ora gli operatori della Misericordia con il medico, tentano di strappare l'uomo alla morte. E restituirlo così alla moglie e ai figli che lo aspettano a casa per l’ora di pranzo. In supporto arriva anche un'altra ambulanza. Ma non c’è niente da fare: l’uomo viene stroncato da un infarto. In mezzo alla piazza, la salma del 62 enne viene coperta con un telo bianco: sono i carabinieri di Montenero ad avvisare la famiglia del dramma. Intanto gli agenti della polizia municipale a regolare il traffico, mentre fedeli e ciclisti osservano increduli quel corpo senza vita.
Gli amici di bicicletta, giunti a Montenero pedalando insieme a Antonio, sono sconvolti e non vogliono parlare. Sono loro a portare la bicicletta rossa dell’amico deceduto, in uno dei locali là vicino, in attesa di essere recuperata. «E’ una disgrazia che ha colpito tutti, in particolare io mi sento l’anima di questa iniziativa e quindi vivo tutto come una grande responsabilità. E’ come se, in qualche modo, mi sentissi coinvolto personalmente», commenta a caldo l’ottantenne Giovanni Carrara. La messa, nonostante la tragedia, viene celebrata lo stesso. «I 550 ciclisti arrivati da quattro province della Toscana proprio per ricevere la benedizione della Madonna di Montenero, non potevano tornare a casa senza - continua il pontederese - Anzi, il ciclista deceduto, durante la celebrazione ha avuto la preghiera di tutti». E aggiunge, lui che dal 2000 organizza la messa speciale, con tanto di dono dei ciclisti alla Vergine: «Io non credo al caso, penso che sia proprio lui che abbia scelto di morire lì, davanti al santuario di Montenero. Anche se non vuole essere una consolazione, credo che sia il posto migliore dove morire, con la benedizione della Madonna di Montenero».
Intorno alle undici c’è ancora tanta gente sul piazzale. I ciclisti provenienti dalle province di Pisa, Massa Carrara, Lucca e Livorno tornano verso casa. Tanti di loro hanno decine di chilometri da macinare. La tragedia scuote gli animi. «Per fare questo sport anche a livello amatoriale bisogna fare tante visite di controllo: è una passione faticosa e dobbiamo tenerci sotto controllo», dice la sua Giacomo Carrara di Pontedera. Pure lui sta per inforcare la bici per tornare in quel della Valdera. Non esattamente una passeggiata. «E’ la prima volta che assisto ad una disgrazia del genere e spero sia anche l’ultima: sono drammi che ti toccano in ogni senso. Tutti noi andiamo in bicicletta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google