Sicurezza
Stop alla cava della Solvay lo chiedono i Cinque Stelle
SAN VINCENZO. Il meet up San Vincenzo Cinque Stelle dice stop all'attività estrattiva alla cava Solvay di San Carlo nel nome della tutela del territorio. "E' di 235.000 euro - dice il meet up - il...
SAN VINCENZO. Il meet up San Vincenzo Cinque Stelle dice stop all'attività estrattiva alla cava Solvay di San Carlo nel nome della tutela del territorio. "E' di 235.000 euro - dice il meet up - il contributo erogato da Solvay al Comune di San Vincenzo. La prima concessione a San Carlo alla Solvay è stata rilasciata nel '28. Da allora è sempre stata rinnovata. Oggi Solvay ha una concessione di 20 anni, rinnovata il 7 febbraio 2006 e per una quantità di estrazione pari a 34 milioni di tonnellate di calcare e inerti. La cava ha una previsione di espansione stimata in circa 20 ettari verso nord est, sud ovest e ovest, e ormai occupa oltre 250 ettari. Si parla di 1.700.000 tonnellate di materiale estratto all'anno. Lo scempio ambientale continuo e quello che resterà alla fine della concessione, nel 2026, non sembra essere preso in considerazione. L'accordo porta al Comune l'irrisoria cifra di 0,49 euro al metro cubo estratto all'anno. Per quanto ancora dovremo vedere consumare i nostri territori?". Il meet up ricorda che il calcare della cava di San Carlo è usato principalmente per opere di ingegneria civile e produzione di cemento, invoca il rispetto della legge regionale sui piani di ripristino e considera "ridicola" la cifra di 0,49 euro al metro cubo al Comune contro i massimi ammessi di circa 4,10 euro al metro cubo. Il gruppo ricorda la legge regionale sulle "Disposizioni in materia di cave per il contributo di estrazione", della quale cita il comma 1, secondo cui "il titolare dell'autorizzazione deve versare al Comune, per l'estrazione dei materiali per uso industriale, costruzioni e opere civili, un contributo rapportato alla quantità e qualità dei materiali estratti". Poi il gruppo parla di ciò che il Comune dovrebbe ricavare dagli oneri di coltivazione, quantificato nel 90,5% del contributo di concessione. "Il 90,5% che rimane al Comune - dice il meet up - deve servire per interventi infrastrutturali, opere di tutela ambientale, riqualificazione territoriale, razionalizzazione degli adempimenti comunali relativi all'istruttoria delle domande di autorizzazione e controllo delle attività di cava, compresa la vigilanza. Quindi ripristino della cava con piantumazione, ad esempio". Il meet up si chiede dove e a quali opere siano stati destinati questi oneri e se siano previsti controlli sull'attuazione dei piani di coltivazione. "Sarebbe auspicabile - ritiene il gruppo - richiedere almeno 2 euro al mc come contributo, vista la perdita di un bene non rinnovabile. C'è ancora così tanta richiesta di produrre inerti per edilizia e riempimenti, vista la crisi del comparto edile? Nonostante il consumo di territorio, i posti di lavoro sono diminuiti. Forse sarebbe il caso di farsi qualche domanda? La distruzione ambientale per estrazioni di materia prima per uso chimico - conclude il meet up - la conosciamo e si commenta da sola". (p.f.)
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