Il Tirreno

Lippi, Carli e il Pd c’eravamo amati ma non troppo

di MARIA MEINI
Lippi, Carli e il Pd c’eravamo amati ma non troppo

Il divorzio in giunta e la successione congelata tutto rinviato a settembre, il toto nomi

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di MARIA MEINI

La crisi di giunta nella ridente Cecina, primo comune toscano per qualità della vita secondo una statistica del Sole 24 Ore, arriva a sparigliare l'ultimo scorcio d'estate. In compagnia di allagamenti e divieti di balneazione. Quello studio che incorona sul quotidiano di Confindustria la città dell'Omino di ferro, porta della Maremma di dantesca memoria, lo sbandierano tutti, dal sindaco in carica al Pd. Se lo strappano di mano rivendicandone la genesi Lippi e l'ex sindaco Benedetti nell'assemblea del partito che ha sancito le dimissioni dell'ex assessore e vicesindaco Giamila Carli. 24 agosto: il divorzio politico dell'estate 2015.

Rewind, torniamo indietro di una decina di giorni. Il 20 agosto, smaltita la Festa dell'unità, il Partito democratico ha in agenda un'assemblea degli iscritti in cui si devono ratificare le dimissioni della Carli. Dimissioni (o licenziamento) di cui si mormora da tempo, ma il super assessore all'urbanistica e lavori pubblici è sparita dalla circolazione da un paio di settimane. Si dice sia convalescente per un incidente domestico, anche se in molti l'hanno avvistata abbronzatissima pedalare in bicicletta per le strade di Marina. È dal caso scuole, con la diatriba sulla commissione consiliare d'inchiesta chiesta dall'opposizione e negata dalla maggioranza, che i rapporti con Lippi si sono fatti più tesi. Caratteri forti entrambi, passionali, fumini le liti in giunta erano all'ordine del giorno. Ma con i crolli delle scuole e subito dopo la chiusura della biblioteca decisa dal sindaco, la situazione sembra peggiorare.

Nell'assemblea del 20 agosto si devono ratificare le dimissioni della Carli, si è detto. Ma la notizia trapela il giorno precedente e il Tirreno la pubblica in anteprima. Il re è nudo, lo sapevano tutti come nella favola di Andersen, ma l'ufficialità scompagina i programmi del partito, che rinvia l'assemblea a lunedì 24. Intanto il sindaco decide di sostituire la Carli con Lia Burgalassi, altra colonna portante del Pd. Ma non con le stesse deleghe, bensì con un mini rimpasto darebbe il sociale alla Burgalassi, che già l'aveva gestito nella precedente amministrazione, togliendolo a Salvini a cui rimarrebbero cultura e scuola. Urbanistica e lavori pubblici invece sarebbero divisi tra Biasci (che ha già il commercio e gli affari economici) e Cartei (bilancio). Insomma una piccola rivoluzione a palazzo civico. Che seguirebbe la riorganizzazione degli uffici, con la gerarchizzazione dei dirigenti e la ripartizione del mansionario. Riorganizzazione che trova resistenze interne e critiche dall'esterno.

All'assemblea del 24 Lippi e il segretario Costalli chiedono l'intervento della Federazione. Un arbitro. Qualcuno lo intende come un commissariamento; di fatto l'incontro, che va avanti fino a notte fonda, matura la divisione tra un parte del Pd, diciamo pure del vecchio partito (ex sindaci) sancita dalle dimissioni del presidente Lessi in contrasto con Costalli, e il partito "lippiano" che sostiene il sindaco. Lippi rivendica il ruolo di innovatore, gli oppositori - e tra questi anche qualche renziano - lo accusano invece di volersi smarcare troppo dal partito. Qualcuno addirittura gli attribuisce tentazioni "civiche" (nel senso di apartitiche). Curiosa nemesi: Lippi è stato sempre uomo di partito e accusato in campagna elettorale di essere figura d'apparato.

L'assemblea finisce con un aggiornamento a settembre - dieci giorni di pausa - alla presenza dei dirigenti regionali. Un pareggio, o una partita a scacchi? Difficile capire fino in fondo se è il sindaco a tenere in scacco il partito o viceversa. Ma forse la lettura è un po' più complessa. E semplice allo stesso tempo: il partito è diviso, non c'è niente di male, lo è a tutti i livelli (come tutti i partiti). In un rapporto di forza, il sindaco e il segretario comunale Pd, hanno chiesto un arbitro esterno. Ma Lippi qualcosa deve cedere e riaprire le consultazioni: infatti è stata congelata la nomina del nuovo assessore, e non è neppure certo se sarà confermato il nome della Burgalassi. Sicuramente deve essere una donna, per rispettare gli equilibri di genere. E allora giù col toto nomi: Alessandra Meini, Michela Cecchi…

In questo clima di attesa e di silenzi, si alimentano sospetti e illazioni. La più frequente è quella sulle lobby dell'edilizia che influenzerebbero l'amministrazione. D'altra parte l'urbanistica è la delega più importante che aveva la zarina Carli. E se le insinuazioni dicono che tra Lippi e Carli ci siano orientamenti diversi per favorire i propri sostenitori, certo è che la partita dell'urbanistica è tutta aperta. Lippi ha messo le mani nel riassetto degli uffici comunali, ufficio tecnico in primis. Vuole accelerare i tempi di lavoro. E tra poco ci sarà da approvare il nuovo regolamento edilizio. Si parla di investimenti, di oneri di urbanizzazione, ma anche di nuovi assetti per il futuro della città.

Lippi e Carli non sono mai stati in sintonia per ragioni caratteriali. Ma non solo: Carli cavallo di razza del Pd poteva aspirare a diventare sindaco. Ha portato voti a Lippi, come capolista più votata. Lippi nega di aver subito la sua candidatura, ma certo la convivenza politica è stata difficile. Giamila Carli se n'è andata con una lettera di dimissioni elegante, ma dura, in cui ha difeso le proprie dimissioni per evitare - ha scritto - di rimanere in una zona grigia, d'ombra. Uno schiaffo a Lippi, prima di partire per la montagna. Non era presente infatti all'ultima assemblea.

In sua difesa si è levato l'ex sindaco Stefano Benedetti e il consigliere comunale Fabio Stefanini, il quale ha minacciato le dimissioni poi stoppate, ha detto, per disciplina di partito. Ma le hanno reso l'onore delle armi anche alcuni tra i più duri ex avversari, come il capogruppo di Forza Italia Paolo Barabino.

Pausa di fine agosto, i primi di settembre si terrà la nuova assemblea del Pd, impegnato in questi giorni in frenetiche trattative. Dall'esterno, una sensazione di insofferenza per queste cineserie da vecchia politica e un’idea semplice: la città ha bisogno di una amministrazione pienamente operativa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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