Il Tirreno

Spiagge come suk: balneari in guerra

di Elena Battaglia
Spiagge come suk: balneari in guerra

Ma tra i venditori ambulanti non ci sono solo abusivi. E ci sono anche gli italiani accanto agli stranieri

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VADA. L’abusivismo, il commercio illegale sono uno dei temi caldi dell’estate, caratterizzata da numerose operazioni di sequestro di capi contraffatti da parte delle forze dell’ordine. Operazioni che si sono susseguite su tutta la costa.

C’è fermento in alcuni stabilimenti balneari de La Mazzanta, per la presenza di numerosi venditori ambulanti che commerciano i loro prodotti lungo la spiaggia. Sono in tanti, vengono da diverse zone del mondo offrono prodotti di vario tipo: dal ragazzo del sud Italia, col suo cesto di bomboloni ripieni o con il banchetto dei gelati, agli uomini di colore – spesso africani, provenienti da Marocco e Senegal – che imbastiscono un vero e proprio mercato di abiti e costumi da bagno. Il dubbio riguardo a questo numeroso commercio “su ruote” è, però, quello legato alla legalità e al rispetto delle regole igienico-sanitarie. Ecco, allora, che la voce di chi regolarmente provvede a pagare ogni anno i dovuti tributi e a garantire servizi conformi alla norma non esita a farsi sentire.

I bagni sul piede di guerra. «Siamo fra l’incudine e il martello – ci dicono dal bagno “Tahiti” – I controlli fatti sugli stabilimenti balneari sono serrati mentre tutti gli altri passano tranquilli con i loro carretti. Il regolamento del demanio prevede che dal fosso del Molino al fosso Mozzo non sia prevista la vendita itinerante del gelato, ma ogni giorno ci sono almeno tre persone che lo fanno. Abbiamo fatto presente la situazione alle istituzioni, contattando i vigili urbani, ma non viene mai nessuno. Tutto questo va avanti da maggio».

E i fuochi illegali? C’è addirittura chi lamenta l’accensione di fuochi all’interno della pineta e il campeggio a cielo aperto sul mare, nel pieno della notte: «I vigili ci hanno risposto che dopo le una non hanno più una pattuglia a disposizione e questo impedisce di fare le dovute sanzioni. Gli stabilimenti, però, pagano le conseguenze di questa situazione incresciosa».

Le medesime proteste arrivano dal bagno “La conchiglia”: «Il problema è che le istituzioni non intervengono abbastanza. Tra i venditori ce ne sono molti a nero, se si facessero i controlli a lavorare sarebbero soltanto quelli regolarizzati. Spesso, però, dietro a queste persone c’è il mercato della contraffazione dei marchi che è difficile da abbattere».

I concilianti. Al “Verde Riviera”, invece, il clima sembra essere più sereno: «Anche noi siamo tartassati dai controlli, ma non possiamo dire che gli ambulanti diano fastidio. A volte insistono un po’ con i clienti, ma niente di grave. Per quanto ci riguarda, siamo molto tolleranti. Abbiamo scelto di offrire a queste persone dei pasti a metà prezzo, in modo che possano avere anche loro un po’ di ristoro».

Le acque sono più tranquille negli stabilimenti di Vada, tra i quali ci sono il Punto Azzurro della Pro Loco e il Lido, dove i gestori non riscontrano disagi legati ai numerosi venditori che pure percorrono la spiaggia in lungo e in largo, sotto il sole cocente.

La voce dei venditori. Diversi i tipi di merce e diverse le storie che portano tante persone a intraprendere questo mestiere nel corso della stagione estiva. Duma ha cinquant’anni ed è nato in Nepal, è arrivato in Italia qualche anno fa per vendere teli da mare e prendisole in modo da arrivare a fine mese: «Ma nemmeno così ci riesco – racconta – Diventa ogni giorno più difficile andare avanti ma sono costretto a farlo. È sempre meglio di rimanere a casa a dormire».

Novità e tradizione. Aba, invece, ha ventisei anni e fa le treccine per hobby: «È più un passatempo che un vero e proprio lavoro. Sono venuta qui in vacanza studio e adesso provo a mettere da parte qualcosa». Un veterano del commercio in spiaggia è anche Mohamed, che ha quarantacinque anni, viene dal Marocco ed è in Italia da quasi trent’anni per vendere capi di abbigliamento con il suo carro ambulante. «Il mio esercizio è del tutto regolare - dice il commerciante -. Ho la licenza e faccio gli scontrini, non c’è niente di illegale. È un mestiere faticoso e logorante, ma preferisco sudare con il mio carretto e rientrare a casa sereno quando stacco che darmi ad attività illecite. Non sarebbe giusto. Così sono stanco ma tranquillo perché sono una persona onesta».

Gli italiani. Non mancano nemmeno gli italiani tra i cosiddetti abusivi – che spesso vendono generi alimentari – come Riccardo, un giovane napoletano di appena vent’anni, che nasconde la sua timidezza dietro un grosso paio di occhiali da sole.

«Non è un lavoro produttivo - risponde Riccardo - ma lo faccio in attesa di occasioni migliori. È comunque un buon compromesso perché così incontro tante persone e mi diverto. Unisco l’utile al dilettevole, insomma, e guadagno qualche soldo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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