Toscana
Nel giorno del compleanno di Suso premiati la Archibugi e Piccolo
Incontro in Limonaia per l’assegnazione del riconoscimento per la sceneggiatura Cecchi D’Amico In serata la proiezione del film “Il nome del figlio” all’arena in pineta. Gli autori: «Grande orgoglio»
CASTIGLIONCELLO. Una divertente commedia all'italiana, basata su personaggi che incarnano i nostri caratteri, con scene girate anche a Villa la Scogliera (come Virzì per “La prima cosa bella” e Bellocchio per “La balia”), sopra i Bagni Miramare. “Il nome del figlio” ha ricevuto il premio per la sceneggiatura Suso Cecchi D'Amico, andato ai due autori: Francesca Archibugi e Francesco Piccolo. Martedì pomeriggio – il giorno del compleanno di Suso - i premiati hanno raccontato la genesi del film davanti al pubblico della Limonaia, mentre la sera al cinema in pineta, dove è stato proiettato, hanno ritirato il riconoscimento. «Suso è stata la maestra della spola tra la biblioteca e il set – ha detto Archibugi – prendeva e portava, era una lavoratrice indefessa anche se veniva da una famiglia importante. Siamo orgogliosi di aver preso questo premio, perché siamo indegnamente suoi epigoni». Il film in effetti nasce dalla piéce teatrale “Le Prénom” da cui è stata tratta la commedia cinematografica “Cena tra amici”, per cui aveva già un intreccio collaudato. «Il film aveva un tirante narrativo interessante ma molti difetti – ha spiegato Piccolo – così ci ha permesso di lavorare sui personaggi rendendoli più vicini a noi. Alessandro Gassmann (l'agente immobiliare Paolo Pontecorvo, ndr) per esempio rappresenta la parte fascista che è dentro di noi, è terribile ma anche liberatoria e simpatica». Il film coprodotto da Paolo Virzì, con Luigi Lo Cascio, Valeria Golino, Rocco Papaleo e Micaela Ramazzotti, ha risvegliato l'ispirazione dell'Archibugi i nun periodo di crisi. «Francesco mi disse: questi sono figli di comunisti – racconta la regista di “Mignon è partita” - suscitandomi orrore e fascino. I comunisti degli anni Cinquanta e Sessanta che erano sempre meglio di tutti, cosa avevano fatto ai loro figli? Questa cosa ci ha infiammato la fantasia, anche perché questa generazione siamo noi. Infatti ci siamo ispirati alla famiglia di Luciana Castellina, ai Reichlin...». L'insegnante frustrata, il marito intellettuale, il cognato agente immobiliare affermato, tutti romani benestanti, e la sua compagna, una bella donna di borgata autrice di un libro piccante che alla fine si rivela più intelligente degli altri, danno carattere all'intreccio con sorpresa finale. Tra i personaggi quello più riuscito è infatti Simona Peluso (Ramazzotti, Nastro d'argento miglior attrice non protagonista) che “porta una rottura stranissima in mezzo agli ingredienti degli altri, che appartengono a tutti noi” afferma Piccolo. «La Peluso viene da tutto ciò che è televisione – aggiunge Archibugi - ma ha un talento narrativo che significa saper guardare il prossimo. Lei racconta i Pontecorvo e li sa guardare come loro non si vedono». La sera, all’area in pineta Marradi, prima della proiezione del film, la consegna del premio e del gioiello-scultura di Mimmo Di Cesare ai vincitori.
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