La manifestazione
Applausi a Grasso simbolo della lotta contro Cosa Nostra
Castiglioncello: commozione durante la consegna del premio Spadolini. Lungo racconto con gli aneddoti della sua vita di magistrato
CASTIGLIONCELLO. Un silenzio carico di attesa accompagna il presidente del Senato davanti al microfono della Limonaia. Il pubblico ha ascoltato il sentito discorso del sindaco Alessandro Franchi, il ricordo di Giovanni Spadolini cui è intitolato il Premio di Cultura politica, l’intervento del sottosegretario alle infrastrutture Riccardo Nencini, quello del presidente della Fondazione Spadolini – Nuova Antologia Cosimo Ceccuti.
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Pietro Grasso, dopo aver ricevuto la targa, ringrazia e subito ricorda come Spadolini era Presidente della Repubblica Supplente quando Giovanni Falcone saltò in aria nel maggio 1992. Quella strage ha segnato la sua vita come la figura del grande magistrato, che torna molte volte nella sua “lectio magistralis” di ieri. È Falcone a mostrargli le carte del maxiprocesso alla mafia quando era stato chiamato a fare il giudice “a latere” nell’epocale processo a Cosa Nostra, di cui scriverà la sentenza. È il giudice amico a offrirgli un passaggio in aereo per tornare a Palermo il 23 maggio 1992, il giorno della strage di Capaci. Grasso il 22 trova miracolosamente un posto sull’aereo di linea per Palermo, evitando la morte per un soffio. È uno dei momenti di maggiore commozione quando mostra quel biglietto aereo che conserva in tasca, come l’accendino che Falcone gli consegnò quando decise di smettere di fumare. Oppure quando ricorda Paolo Borsellino, che gli donò copia della sue famose rubriche per permettergli di fare i collegamenti tra gli imputati nel maxiprocesso. Oggi ricorre l’anniversario della strage di via D’Amelio: 19 luglio 1992. Grasso davanti a quelle bare coperte dal tricolore fece il suo giuramento: la loro morte non sarebbe stata vana. La decisione di imboccare quella strada era stata fatta nel 1985, quando accettò il prestigioso incarico nel maxiprocesso, che segnò anche la sua vita personale e quella dei suoi familiari, sottoponendoli a minacce e tensioni, a una vita sempre sotto scorta.
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Dal racconto di questi episodi si comprende la determinazione con cui il magistrato ha dedicato 42 anni alla lotta contro la mafia, di cui conosce i meccanismi subdoli, sia quando si insinua nella vita delle persone offrendo lavoro, protezione e una riconoscimento di “famiglia” – prendendo il posto dello Stato dove manca – sia quando indossa abiti più nobili come quelli della finanza, del riciclaggio di denaro, dell’infiltrazione nelle multinazionali. Questa miniera di conoscenze è confluita nel libro “Lezioni di mafia” curato da Lorenzo Bagnoli, per cui gli è stato conferito il premio “Spadolini”. «Oggi come politico, come presidente del Senato non ho cambiato obiettivi, ma solo strumenti – afferma - il futuro della mafia dipende dall’impegno della politica».
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