Il Tirreno

Usura, portano in tribunale la banca

di Samuele Bartolini
Usura, portano in tribunale la banca

La battaglia di un’impresa edile di Rosignano ridotta sul lastrico: «Mai più fidi»

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ROSIGNANO. Tre anni fa una ditta edile di Rosignano finisce sul lastrico. Costruisce un serie di appartamenti, ma la recessione economica colpisce duro e il committente non paga i lavori. Come se non bastasse, la banca chiede alla ditta di rientrare subito con il fido e non vuole sentire ragioni, nemmeno di fronte al decreto ingiuntivo spedito al committente. Ma i soldi non vengono incassati, i conti della ditta cominciano a vacillare e il rischio chiusura è dietro l’angolo. Fino a quando salta fuori l’incredibile. La ditta edile, che è in mano ad una famiglia in vista di Rosignano, il patron Enzo Sandri fa il costruttore da cinquant’anni, scopre di essere finita sotto il ricatto dello strozzinaggio bancario e denuncia alla magistratura di aver versato all’istituto di credito 200mila euro di somme non dovute.

La storia finisce in tribunale . Nel 2012 la ditta che non vuole chiudere ha fatto causa alla banca erogatrice del fido. La sentenza di primo grado del tribunale di Livorno dovrebbe arrivare entro la fine dell’estate. Sul tavolo del giudice ci sono le carte scottanti della consulenza tecnica d’ufficio, la Ctu. È la figlia di Enzo, Federica, ex amministratrice della società di costruzione che racconta e va dritta al punto: «La perizia l’abbiamo richiesta a Sdl, l’associazione che aiuta le imprese in difficoltà contro l’usura bancaria. Noi avevamo paura di essere sotto, ma gli avvocati hanno scoperto che il saldo non solo non era in passivo – come affermava l’istituto di credito -, ma aveva un saldo attivo di 185mila euro». Difficile poi leggere in chiaro le determinazioni degli interessi che la banca mandava alla società di costruzioni ogni tre mesi. Un foglio che Federica Sandri definisce «al limite dell’incomprensibile».

Il danno e la beffa. Ma forse la sorpresa più incredibile è venuta a galla quando gli avvocati di Sdl hanno scoperto che l’istituto di credito applicava al fido degli interessi alle stelle senza alcun accordo firmato con la ditta. «Siamo caduti dalle nuvole quando ci hanno detto che gli interessi sul fido – dice la Sandri – erano applicati in maniera completamente arbitraria. Ovviamente interessi molto alti. La banca ha fatto quello che gli pareva sul fido aperto nel nostro conto corrente». Dunque al danno si sarebbe aggiunta la beffa. Anche se è bene chiarire che solo la sentenza del magistrato a settembre metterà nero su bianco la verità giudiziaria. E sarà solo il primo grado di giudizio.

Mai più un fido in banca. La ferita di Federica Sandri è ancora aperta. «Dopo questa esperienza io non ho più nessuna fiducia nel sistema delle banche. Ho deciso che non faremo mai più nessun credito bancario. Certo, i conti correnti li teniamo accesi. Non possiamo fare altrimenti. Ma da ora in poi facciamo da soli». Ma qual è la strada per trovare i finanziamenti facendo a meno delle banche? «Incassare i soldi vendendo appartamenti e fare accordi con i fornitori», taglia corto Federica.

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