Sicurezza
La libertà di satira è sacra, per ridere senza censure
I disegnatori al dibattito che si è tenuto al Mia: dobbiamo sbeffeggiare l’uomo comune, ecco perché...
CECINA. Lasciate in pace la satira... E un po’ questo in estrema sintesi il senso del dibattito sulla libertà di satira, che si è tenuto alla Cecinella in occasione del MIA (il Meeting Internazionale Antirazzista organizzato dall’Arci). La domanda alla base dell’incontro è se sia veramente lecito dissacrare ogni realtà senza peli sulla lingua oppure se ci siano limiti da porre per evitare reazioni sconvolgenti fra gli uditori. Il riferimento è chiaro: l’attentato alla redazione del giornale Charlie Hebdo, che il 7 gennaio ha visto morire dodici persone per mano dei fratelli jihadisti Saïd e Chérif Kouachi. Ecco, allora, che l’attore Giorgio Montanini e i fumettisti Alberto Pagliaro, Emiliano Pagani e Daniele Caluri mettono a confronto le loro esperienze per la redazione de “Il vernacoliere”, il mensile livornese che da sempre si pone l’obiettivo di “mancare di rispetto in vernacolo”. A moderare il dibattito è stato Andrea Graziano, del comitato Arci del Valdarno inferiore, che ha ricordato come “la libertà di espressione sia garantita da due articoli costituzionali, il 21 e il 33. Eppure la legge prevede che possano essere imposti dei limiti. «Lo scopo è quello di motteggiare i personaggi pubblici per quello che sono in pubblico, non nella loro vita personale».
«L’obiettivo della satira è da sempre colpire il potere che offusca la libertà – risponde Montinari – Oggi, però, tutti abbiamo il diritto di voto e possiamo rovesciare la classe politica al governo quando vogliamo. Per questo la satira deve dileggiare l’uomo medio, quello che incontriamo nei quotidiani, e la sua abitudine a non usare la testa in maniera critica. Se nessuno si alza e se ne va durante i miei spettacoli vuol dire che ho fatto qualcosa di sbagliato».
«La satira che colpisce il politico è reazionaria – dice Pagani – perché rende il personaggio simpatico all’opinione pubblica. Lo scopo, invece, è proprio scardinare l’uomo comune. È quello che facciamo con il fumetto di Don Zauker: non attacchiamo il credo cristiano ma il modo di accettare tutto in maniera acritica dei fedeli». Alberto Pagliaro ha raccontato la sua esperienza di “autore antifascista”: «Ho iniziato la mia carriera di fumettista come autore di storie partigiane. A partire dalla terza storia, però, ho ricevuto minacce e accuse di istigazione alla violenza. Avrei smesso per paura, ma ho fatto un percorso di crescita, che mi ha permesso di andare avanti. In Italia ci sono degli argomenti che non si possono ancora toccare, non siamo completamente liberi di ridere di tutto. Sono stato attaccato perché avevo umanizzato la figura del “partigiano eroe”, andando a scardinare una retorica costruita in decenni, perché i miei partigiani erano persone comuni, semplici e reali. Penso che anche a sinistra ci sia tanta strada da fare per imparare a ridere, perché la risata è un’operazione complessa». Sui rapporti con la fede e la Chiesa cattolica si è espresso Daniele Caluri: «Ci accusano di fare satira unicamente contro il cristianesimo e non contro l’Islam, perché la liberalità della Chiesa ce lo permette. Non è così: dobbiamo ricordarci che la libertà di espressione è stata conquistata lottando e versando sangue e che bisogna sforzarsi ogni giorno per mantenerla in vita. Ogni volta che si rinuncia ad un briciolo di libertà bisogna poi fare uno sforzo enorme per riconquistarlo».
A questo riguardo Montanini ha sottolineato: «La satira non deve essere codificata. Non è tappando la bocca ad un comico reputato offensivo che si risolvono i contrasti, ma chiedendo alle persone il motivo che sta alla base della loro risata. Lo scopo della comicità, infatti, è far ridere esprimendo un concetto che non piace a tutti. Il problema che esiste in Italia, ad oggi, è che il pubblico ha un potere troppo grande sebbene sia stato abituato ad una comicità di livello basso, che fa sentire al sicuro senza spiazzare con battute graffianti. La satira, anche a sinistra, è diventata un’operazione di marketing». Non fare informazione, ma insegnare a ridere e stare bene: questo è lo scopo che mette d’accordo i quattro fumettisti. Conclude Montanini: «La catarsi aristofanesca è ancora la funzione base dell’intrattenimento, perché l’arte è da sempre rivoluzionaria».
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