Il Tirreno

il caso

Bibbona calcio, terremoto dopo la condanna a Marsili

di Manolo Morandini
Una veduta del campo da calcio Il Mandorlo a Bibbona
◗
Una veduta del campo da calcio Il Mandorlo a Bibbona

Bibbona, a carico del presidente, eletto da un mese, 10 anni di reclusione in primo grado. Il vice Mulè: «La questione in questa fase è di opportunità e chiarezza»

2 MINUTI DI LETTURA





BIBBONA. Fuori dal campo. L’espulsione non è automatica, ma al neo presidente del Forte Bibbona calcio Franco Marsili, 62 anni residente a Cecina, il resto del direttivo chiede di fare un passo indietro. «È un discorso di opportunità», dice il vicepresidente del club, nonché assessore nella giunta Fedeli, Enzo Mulè. Una novità, a un mese dalla nomina, che arriva in scia alla sentenza di primo grado nel maxi processo che si è concluso il 10 luglio a Livorno in cui Marsili è stato condannato a 10 anni di reclusione (contro i 6 chiesti dal pubblico ministero), 40.000 euro di multa e l’interdizione dai pubblici uffici. Il tutto perché dichiarato colpevole di aver effettuato un commercio di stupefacenti e della vendita ad alcune persone di decine di grammi di cocaina.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11759635:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/07/11/news/processo-per-droga-e-usura-in-tutto-32-anni-di-condanne-1.11759635]]

«Prendiamo atto della situazione e anche del fatto che si tratta di un giudizio che può essere ribaltato negli altri gradi di giudizio – sostiene Mulè –. La questione non è sul piano della compatibilità di Marsili nella carica di presidente della nostra società di calcio quanto di opportunità. Insomma, si tratta di fare chiarezza, anche perché come presidente sebbene non sia un pubblico ufficiale si troverà ad avere rapporti con il Comune per esempio per la gestione dei campi». La decisione del direttivo, di cui sono parte anche Marco Volterrani, con il ruolo di direttore sportivo, Francesco D’Amore come responsabile prima squadra e Gianni Agostini in veste di responsabile del settore giovanile, sarà presa nella riunione urgente convocata per la sera del 13 luglio. Ma Mulè assicura: «Le dimissioni del presidente sono un problema relativo. Abbiamo già presentato la squadra e il termine per l’iscrizione al campionato di 2ª Categoria scade il 22 luglio». 

La sentenza di primo grado è il risultato di 2 anni di indagini e 7 di processo con 25 imputati, di cui il principale è sempre stato considerato Michelangelo Fedele, e 148 capi di imputazione, in primis l’usura, la droga e vari reati contro il patrimonio. Quattro le condanne principali, molte le assoluzioni. Fedele, 70 anni a ottobre, noto imprenditore di origini calabresi, da anni residente a Castagneto Carducci, è stato condannato a 4 anni di reclusione per un solo episodio di usura. Dovrà anche pagare 12.000 euro di multa e risarcire la parte civile. Dura la condanna verso un altro dei principali imputati, Marcello Verdiani, 52 anni residente a Campiglia, 16 anni di reclusione e 60.000 euro di multa. Due anni di reclusione e 10.000 euro di multa è la pena per Fabrizio Morganti, 65 anni residente a Piombino. La sentenza ha decretato anche il decadimento dell’accusa di associazione per delinquere.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini