Il Tirreno

La difesa replica «Le tracce del Dna non sono databili»

«Ridicolo parlare di “rischio di inquinamento delle prove” dopo 24 anni dal delitto. Ecco perché chiederò al più presto sia al giudice che al Tribunale del Riesame revocare l’ordinanza...

1 MINUTI DI LETTURA





«Ridicolo parlare di “rischio di inquinamento delle prove” dopo 24 anni dal delitto. Ecco perché chiederò al più presto sia al giudice che al Tribunale del Riesame revocare l’ordinanza e rimettere in libertà il mio cliente, anche perché con la misura degli arresti domiciliari rischia di perdere il lavoro a cinque anni dalla pensione». L’avvocato Maurizio Milani, difensore di Ernesto Fiumicello, accusato dell’omicidio volontario del cognato avvenuto il 30 giugno 1991, sostiene «l’estraneità del suo cliente alle contestazioni che gli vengono fatte». E prosegue: «Si tiene a casa una persona per 90 giorni e così - ripete - rischia di perdere il lavoro. Tra l’altro i carabinieri durante la perquisizione a casa del mio cliente gli hanno sequestrato un pc con dentro dati sensibili dei pazienti che spero venga presto restituito per una questione di privacy». Infine una stoccata rispetto alla prova principe dell’accusa: il dna dell’indagato sulla scena del delitto. «Il perito ha risposto che non si può risalire all'età delle tracce». E questo dovrebbe bastare per smontare la tesi degli investigatori.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa