Il Tirreno

la caccia al complice: È un amico del cognato

«Castano e capelli lunghi» È l’identikit di “Ignoto 2”

«Castano e capelli lunghi» È l’identikit di “Ignoto 2”

LIVORNO. «Abbiamo l’assassino, il dna è quello del cognato». È il 26 marzo 2014 e questa è, in sintesi e senza poter dare conto, scrivendo, dell’enfasi del momento, la telefonata arrivata al nucleo...

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Abbiamo l’assassino, il dna è quello del cognato».

È il 26 marzo 2014 e questa è, in sintesi e senza poter dare conto, scrivendo, dell’enfasi del momento, la telefonata arrivata al nucleo investigativo dei carabinieri con la quale è stata comunicata la prima e decisiva svolta nell’inchiesta sull’omicidio di Francesco Della Volpe.

Da quel giorno è passato oltre un anno. Sono state compiute nel frattempo analisi e comparazioni in laboratorio, nuove indagine e decine di persone ascoltate per ridare vita e colore a una storia dimenticata che rischiava di restare in bianco e nero. In mezzo ci sono stati momenti di sconforto (il no al primo arresto) e nuovi spunti.

Fino a ieri quando l’inchiesta, a distanza di 24 anni dal delitto, ha vissuto una svolta decisiva con l’arresto di Ernesto Fiumicello, cognato della vittima.

Ma per gli investigatori nonostante questo successo, l’inchiesta rischia ora di restare «un’inchiesta zoppa». Ad oggi, infatti, non è stato ancora dato un nome al secondo assassino, “Ignoto 2”, rimasto senza nome nonostante le sue tracce siano rimaste tatuate sul luogo del delitto. Ecco perché, i carabinieri stanno continuando a lavorare sotto traccia per dare un nome a un fantasma.

Il profilo

Di “Ignoto 2” chi indaga ha diversi elementi che messi uno accanto all’altro e confrontati con gli altri atti di indagine, riescono a tracciare un identikit molto particolareggiato.

Innanzitutto del secondo assassino c’è un Dna pulito. Gli esperti di laboratorio sono riusciti ad isolarlo da alcune macchie di sangue sulla maglietta della vittima, su un guanto e soprattutto su dei capelli ritrovati sul luogo del delitto che non sono, ovviamente, né della vittima, né del cognato arrestato ieri.

Si tratta di una ciocca di colore castano lunga una ventina di centimetri. Ecco perché i militari stanno cercando un uomo che nel 1991 avesse questo tipo di caratteristiche. Ma dove cercarlo?

Per rispondere a questa domanda è necessario, però, usare gli altri atti di indagine e fare alcune deduzioni logiche.

A cominciare dai risultati delle comparazioni effettuate in quasi tre anni tra i due Dna trovati sulla scena del delitto e il cerchio dei sospettati.

È partendo dalla certezza che si sia tratto di un delitto nato in ambito familiare, che alla prova del tampone sono stati sottoposti una ventina di parenti della vittima. E il risultato è stato che tra questi, solo il profilo del cognato sia risultato compatibile con uno di quelli trovati sulla scena del crimine.

Dunque il complice di Ernesto Fiumicello non è un parente della vittima. «Ma deve essere comunque una persona di fiducia», confermano gli investigatori. Ecco perché il cerchio si stringe agli amici o ai colleghi di lavoro dell’indagato, oppure ad un amico della moglie, considerata la responsabile morale del delitto per averlo commissionato stanca dei soprusi del marito.

Aallora è necessario tornare al giugno 1991 per cercare di capire il contesto in cui è nato l’omicidio, le relazioni dei protagonisti e i loro movimenti.

In quel momento, ad esempio, Fiumicello lavorava come spazzino a Trentola Ducenta. Dunque è salito in Toscana per un breve periodo, come raccontano i testimoni. Era solo? Possibile che nessuno ricordi se fosse arrivato in compagnia di un amico? E ancora: nella zona chi erano le persone che frequentava? Aveva rapporti più stretti con qualcuno?

È in queste risposte che - sono convinti i carabinieri - si possano trovare gli ultimi tasselli per completare il puzzle di un giallo lungo cinque lustri.

Due armi diverse

Ma agli atti dell’indagine non c’è solo il chi, ma anche il come sia stato ucciso Francesco Della Volpe. Un particolare che racconta anche dell’aggressione e di come gli assassini abbiano finito il muratore di 45 anni. La documentazione medico legale e i rilievi dei carabinieri, disegnano un’aggressione compiuta con almeno due armi: un martello e un bastone.

Dalle nuove analisi del laboratorio di medicina legale, emerge che Della Volpe sia stato prima ucciso con ventidue colpi nel bosco di Casagiustri, poi investito e finito con l’auto, infine il corpo gettato nel fosso dove è stato ritrovato il giorno successivo. «Una ricostruzione - spiega chi indaga - che fa pensare ad un primo incontro tra gli assassini e la vittima, seguito da un tentativo di fuga del muratore che ha innescato un inseguimento in mezzo al bosco dove è avvenuto il massacro».

Di quella notte, insomma, i carabinieri sono convinti di poter ricostruire quasi tutto. A parte l’identità di un’uomo con i capelli castani e lunghi che si allontana da luogo del delitto lasciando diverse tracce e un mistero, l’ultimo, lungo 24 anni.

Federico Lazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa