Attenzione
E' partita da Rosignano la denuncia contro il Forteto
Il processo agli “orchi” della comunità fiorentina avviato dai protagonisti di un caso sanzionato dalla Corte europea, patrocinato dall'avvocato Anna Maria Mazzarri
ROSIGNANO. Parte da Rosignano la denuncia che porta alla luce la verità sul Forteto, la comunità per minori al centro di un maxiprocesso per abusi e maltrattamenti che si è concluso con 16 condanne di primo grado.
Era il 2000, 15 anni fa esatti: la Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo emanò una sentenza di “scuola” sul caso di una madre a cui erano stati tolti i due figli e avviati al Forteto. Nella comunità di Vicchio dovevano ritrovare serenità ed essere reinseriti in famiglia. Ma la madre non riusciva più a vederli: in tre anni aveva potuto ottenere solo due brevi incontri. Dopo aver cozzato contro un muro di gomma, la donna attraverso l’avvocato Anna Maria Mazzarri di Rosignano, presentò un’istanza alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Parlò di plagio verso i suoi figli ma avanzò accuse anche molto più pesanti: di pratiche violente e maltrattamenti fisici e psicologici che sarebbero avvenuti all’interno della comunità.
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La Corte di Strasburgo sanzionò il comportamento delle autorità italiane, stabilendo che non si può impedire “sine die” ad una madre di vedere i propri figli. In altre parole: non si può recidere il rapporto tra genitori e figli. Una vittoria importante dal punto di vista giuridico ma a livello pratico non cambiò molto. La donna però non si è mai arresa. Negli anni ha presentato più volte denunce, l’ultima nel 2011 dal Belgio (dove si era trasferita). Contestualmente anche il figlio maggiore, nel frattempo diventato maggiorenne ed uscito dalla comunità, sporge querela. È il gennaio 2011: da quella testimonianza parte l’indagine sul fondatore della comunità, Rodolfo Fiesoli detto il profeta, che viene arrestato nel dicembre dello stesso anno.
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A distanza di 15 anni dalla sentenza di Strasburgo, dopo oltre 90 udienze e due anni di processo, il tribunale di Firenze ha condannato in primo grado a 17 anni e mezzo per abusi sessuali e maltrattamenti Fiesoli e altri 15 dei 23 imputati con pene minori. Tra questi l’”ideologo” della comunità Luigi Goffredi ha avuto 8 anni e Daniela Tardani (7 anni).
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Rodolfo Fiesoli viene arrestato nel dicembre 2011 - e il caso vuole che venga assegnato ai domiciliari a Rosignano -, l’arresto scatta dopo la denuncia di alcuni ragazzi che vivevano nella comunità. Il primo a denunciarlo è appunto il figlio della donna protagonista della sentenza della Corte europea. Il giovane parla di un clima di terrore, di abusi e di plagio. Racconta anche di essere stato costretto a scrivere un libro contro la madre e a recidere i rapporti con la donna. Del suo caso si era occupata anche la televisione belga, ma la comunità aveva sempre respinto le accuse.
Eppure già nel 1985 la Corte d’Appello di Firenze aveva condannato i due fondatori del Forteto per maltrattamenti e atti di libidine contro minori e handicappati. Nel 2000 la sentenza della Corte europea. Nonostante le condanne però il tribunale per i minori ha continuato per decenni ad affidare i bambini alle coppie che vivevano all’interno del Forteto. Tutti elementi che l’avvocato Mazzarri aveva citato con ampiezza di particolari nella memoria inoltrata a Strasburgo. Che ritenne la vicenda talmente delicata da convocare un’udienza nella Grande Camera dopo un primo passaggio in Commissione - che aveva già rilevato la violazione nei confronti della donna e dei figli. Ci sono voluti 15 anni per scrivere la prima sentenza in Italia.
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