Il Tirreno

la protesta

Quel lungofiume segnato da incuria e degrado

Manolo Morandini
Uno scorcio del lungofiume con l’area di cantiere per l’argine remoto e sulla destra la pista ciclabile
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Uno scorcio del lungofiume con l’area di cantiere per l’argine remoto e sulla destra la pista ciclabile

Cecina: dai cestini dei rifiuti danneggiati a quelli che non vengono svuotati per giorni. Ancora un’estate al buio per chi volesse avventurarsi di notte sulla ciclabile

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CECINA. Traguardi il mare. Tieni lo sguardo in avanti. Muovi qualche passo. A sinistra i campi e gli orti separano dalle case di via Ginori. A destra le acque quiete del Cecina. Gli ultimi 3 chilometri prima di perdersi nel mare. Nel mezzo, invece, cantiere per la costruzione dell'argine remoto a parte, è un percorso a tappe nel degrado. C'è poco da fare. Vorresti lasciarti alle spalle la città. Il suo rumore. Guadagni metri, ma tutto sembra respingere.
Che cosa non va? I cestini, che non vengono svuotati per giorni. Alcuni lasciati stracolmi di rifiuti. Altri danneggiati, irraggiungibili o perfino dimenticati in un campo ai piedi della scarpata della pista ciclabile, dove qualche vandalo li ha scagliati. Un puzzle di otto pezzi, tanti se ne incontrano partendo dal ponte della ferrovia fino a quello di Marina. Che a determinare le sorti dei cestini sia l’incuria e non la disponibilità di risorse ancora una volta lo dimostrano le distanze. Quelli tenuti meglio, con i sacchi cambiati di recente, sono i più vicini alle entrate del percorso. Gli altri sembrano dimenticati.

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Chi riesce a spiegare il perché un cestino da mesi è ai piedi della scarpata della ciclabile? Qual è il senso di tenerlo lì a marcire? Anche il fondo della ciclabile in molti tratti mostra i segni del tempo. Ai lati sta cedendo. E si fanno spazio le erbe dei campi. Le stesse che stanno avvolgendo le colonnine dell’impianto di illuminazione. Valuti il guasto. Basterebbe poco per tamponare. Per evitare che dopo i cedimenti arrivino i primi crolli.
Sarebbe facile scrollarsi di dosso responsabilità per addossarle al Comune di Cecina. L’ente difficilmente può lavarsene le mani. Ma è un gioco a perdere. Che lascia fuori, per esempio, chi invece di gettare lo sporco in un contenitore capace di accoglierlo preferisce buttarlo ai piedi del cestino stracolmo. Altro discorso sono i vandali che in questi anni non hanno risparmiato calci alle protezioni in plexiglass delle colonnine di illuminazione a agli altri arredi.

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C’è poi il capitolo buio. Quello che dal 2012 avvolge la pista al calare del sole. Da quando fu fatta razzia dei cavi di rame della rete elettrica lungo la ciclabile il Comune non ha provveduto alla riparazione. Solo nell’autunno dello scorso anno sono state trovate le risorse nelle pieghe del bilancio 2013. Per sistemare la ciclabile e via Po sono stati stanziati circa 112mila euro per rifare l’illuminazione pubblica. Ma se a Collemezzano si interverrà nei prossimi mesi per la pista lungo il fiume l’amministrazione ha scelto di attendere la fine dei lavori per l’argine remoto.

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