La manifestazione
«In Italia c’è molta incompetenza»
Cigni a ruota libera sull’organizzazione culturale: peggio che nel resto d’Europa
CASTIGLIONCELLO. In attesa di vedere una regia di Andrea Cigni al teatro del Castello Pasquini («Ma non dovete chiederlo a me», chiosa il diretto interessato), qual è la differenza tra l’organizzazione culturale all’estero rispetto a quella italiana? «Adesso la situazione italiana è difficilmente paragonabile a quella straniera, specie in Paesi come Francia o Germania. In Italia abbiamo molta incompetenza a livello dirigenziale (grandi e piccoli teatri). La crisi ci mette del suo. La politica idem. Non ci sono risorse e quelle poche sono gestite male. Gli artisti sono i primi a subire le conseguenze di questo collasso culturale. Vengono a galla molti difetti di un sistema che spesso si reggeva, e si regge, su favori politici, clientelismo, lobbies. La speranza che qualcosa cambi c’è sempre. Speriamo che nelle nuove generazioni nasca una coscienza diversa, fatta di merito e di trasparenza oltre che di capacità. In fondo per me è il mercato italiano il mondo di riferimento ed è anche il mondo al quale sono precipuamente affezionato, per cui non desidero semplicemente criticare, ma anche operare affinché qualcosa, pur con un piccolo contributo possa cambiare. Lo vedo a Chiusi, dove ho la direzione di Orizzonti Festival, una mia idea sull’esperienza di una rassegna estiva preesistente, venuto in pochi mesi alla ribalta come uno dei Festival italiani più apprezzati, una realtà con enormi difficoltà economiche proprio perché le risorse sono sempre minori, ma dove cerchiamo di portare avanti quel concetto di qualità, che il teatro necessità». Ma nonostante tutto il legame verso Castiglioncello è totalizzante «Cosa mi lega al mio paese di nascita? Tutto. Il sangue, il mare, i miei ricordi, i miei concittadini, la mia famiglia, la mia formazione, la tensione mentale e la passione nel volere che qualcosa cambi in meglio anche nel mio paese. Vengo spesso, ho mio padre e mia sorella e la bottega di mia madre che recentemente è venuta a mancare (anche a lei anche devo il mio amore per il bello che il teatro mi dà). E ho il cuore lì. Lo vedo così addormentato e mal ridotto che non nascondo un po’ di amarezza e avvilimento quando torno a casa, ma questa è un’altra storia alla quale non sono chiamato a rispondere. “Casa è il luogo che riconosci come tale”: per me Castiglioncello è ancora casa».
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