Il Tirreno

«Da chi doveva difendersi con quello spray?»

di Manolo Morandini
«Da chi doveva difendersi con quello spray?»

Parla il capotreno di Cecina aggredito alla stazione di Pisa 5 giorni di prognosi per il liquido urticante negli occhi

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CECINA. «Da chi si deve difendere un uomo che gira con in tasca una bomboletta al peperoncino?». Se lo chiede dalla notte dell’8 giugno Andrea Scarpellini. L’uomo, 41 anni di Cecina, è il capotreno aggredito con lo spray da un nordafricano alla stazione ferroviaria di Pisa durante il suo turno di lavoro. Un’ultima corsa, quella delle 23,27 dalla città della Torre pendente verso casa, che si è conclusa al pronto soccorso da cui è uscito con in mano un referto di cinque giorni.

Scarpellini ha solo una certezza: «Quello spray non gli serviva certo per proteggersi da un capotreno. Può capitare di avere delle discussioni, anche accese, ma da lì a trascendere sul piano fisico il passo è lungo. In 18 anni non mi era mai accaduto». E aggiunge: «Chi fa un gesto del genere o non è in grado di intendere e di volere oppure è un delinquente». Dell’extracomunitario da quella sera si sono perse le tracce, nonostante l’intervento della polizia ferroviaria accorsa sul binario.

Una fuga che non ha avuto testimoni utili per identificare il passeggero “armato” di bomboletta piccante. La Polfer, chiamata dal capotreno, è intervenuta subito, prima soccorrendo il ferroviere e poi cercando l’aggressore.

Qual è stata la scintilla? Il capotreno torna a quella sera. «Ho fischiato e dato il segnale di pronti a partire al macchinista. Ma appena dato il comando di chiusura elettronica delle porte quell’uomo si è affacciato di nuovo sulla soglia e le porte si sono riaperte».

Stando alla ricostruzione del ferroviere è accaduto per quattro volte di seguito, nonostante i suoi richiami e le spiegazioni che si stava interrompendo un pubblico servizio. A tentare l’extracomunitario la compagna ferma sul binario con cui si stava salutando a suon di baci appassionati. «L’uomo prima ha fatto finta di non sentire e poi è sbottato». Ne è nato un diverbio che nel giro di pochi secondi è diventato acceso e al limite dello scontro fisico.

«È stato tutto molto veloce. Ho visto che stava armeggiando in una tasca da cui ha estratto qualcosa». Poi d’improvviso il buio e il dolore lancinante. «È stato come se mi avessero versato una pentola di acqua bollente sul viso. Ho temuto che fosse dell’acido». Minuti interminabili. «Mi hanno aiutato a lavarmi con dell’acqua. E dopo un po’ ho aperto gli occhi. Erano rossi e gonfi ma la vista c’era. E poi mi sono leccato un labbro e ho sentito pizzicare». Da lì il trasferimento con un’ambulanza inviata dal 118. Dopo le prime medicazioni è stato trattenuto in osservazione e rimandato a casa. «Ho dovuto telefonare e svegliare mia moglie nel cuore della notte per dire che non sarei rientrato. Il tutto con il pensiero ai miei due figli piccoli di 5 anni e mezzo e 18 mesi».

Da domenica il capotreno Andrea Scarpellini sarà nuovamente in servizio. La sua vista non ha subito danni. «Lo spavento iniziale è stato forte, ma sto cercando di superarlo. In certi orari nel nostro servizio c’è da stare attenti. Possono capitare situazioni che non siamo in grado di gestire ed è bene rivolgersi alle forze dell’ordine. Nel mio caso, però, si è trattato di un’azione imprevedibile».

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