Sicurezza
Una spiaggia di pietre protestano i bagnanti
Nel tratto di punta Tesorino cancellata la sabbia per proteggere la duna La Provincia: «È un’opera di difesa costiera e non di ripascimento»
CECINA. Correre lungo la spiaggia. Sdraiarsi per un bagno di sole. Costruire un castello o scavare una buca nella sabbia. A chi piace andare al mare e scoprire che tutto ciò è impossibile? Cancellato. Sepolto, sotto migliaia di metri cubi di pietre e terra. Accade sul litorale nord di Cecina, nel tratto tra il pennello a nord del bagno Spot 1 e quello che confina con la concessione dello stabilimento Verde Riviera. L’arenile, quel poco che aveva resistito alle incursioni delle mareggiate e all’erosione non c’è più.
Lo sconcerto si legge negli occhi di chi si affaccia in questo tratto di spiaggia. «Qui è diventato impossibile anche sedersi», dice un signore che frequenta la zona da decenni. Un tratto a ridosso del Tombolo nord e a due passi dalla Mazzanta. E gli fa eco una signora: «È assolutamente impraticabile, il materiale riportato è un misto di terra e sassi. Di sabbia non c’è neanche l’ombra ed è pericoloso camminarci». Anche raggiungere la battigia è difficoltoso. «La scesa al mare e la risalita sono difficoltose per chiunque, figuriamoci per i bambini e per le persone anziane. Chi è responsabile di tanto scempio?».
Palette e secchielli da queste parti sono inutili. Anche l’ombrellone lo è, perché il manico difficilmente trova spazio tra le rocce. E il problema lo raccontano i volontari che operano nella concessione “La Palazzeta” della curia di Pistoia. Uno spazio frequentato soprattutto da anziani e disabili. «Piantare gli ombrelloni non è stato semplice – dicono –. E per mettere un minimo di sabbia ai piedi delle sdraio abbiamo dovuto recuperarla con dei secchi. Non sarà facile arrivare fin qui con le carrozzine».
Arrivare bendati e aprire gli occhi spalle al mare viene difficile credere di trovarsi sulla spiaggia. «Siamo nella zona di punta Tesorino ed è la più interessata dall’erosione – spiega Enrico Bartoletti, dirigente del settore Difesa del territorio della Provincia –. Qui le onde stavano scalzando la duna ed è stato deciso di intervenire anche su sollecitazione della Forestale dello Stato con del materiale di pezzatura maggiore». Circa 18.000 metri cubi le quantità che sono state sversate le scorse settimane nelle due celle, ovvero nel tratto di litorale compreso tra tre pennelli a mare. «È un’opera di difesa costiera e non di ripascimento dell’arenile – sottolinea Bartoletti –. Servirà del tempo perché con l’azione delle mareggiate e la pioggia la situazione migliori anche in un’ottica di balneazione. Del resto, questo è accaduto anche in altri tratti. Per esempio di fronte alla Caserma Villa Ginori dove rispetto all’estate scorsa grazie alle mareggiate e le piogge la situazione è completamente diversa». Il risultato finale viene indicato in una spiaggia di sabbia e ghiaia. Ma chi si avventura oggi in quella zona si trova a dover scansare soprattutto grosse pietre.
Che il lavoro di protezione della costa non sia venuto a regola d’arte lo devono pensare anche nelle stanze del Comune di Cecina. Lo dimostra il fatto che da oggi su quel tratto di litorale dovrebbe intervenire una squadra di operai con una vagliatrice. Il macchinario, preso a noleggio, nei giorni scorsi è già stato utilizzato sul litorale di Marina. Ma il rischio è duplice. Da una parte quello di asportare parte del materiale sversato per stabilizzare un’area a forte rischio erosione. E dall’altra di avventurarsi in un’impresa che non cambierà lo stato delle cose.
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