Il dolore
La lettera di un collega e la sciarpa dell’Inter per l’addio ad Adriano
Commozione nella chiesa di Palazzi per il funerale dell’autista morto nell’incidente all’ospedale di Cisanello
CECINA. Con poche significative parole il parroco della chiesa di Palazzi, don Michele Casarosa, ha ricordato ieri pomeriggio Adriano Profeti, l’autista scomparso lunedì nell’incidente a Cisanello. Il funerale è iniziato alle 15.30 in punto, con il feretro accompagnato all’altare dai familiari distrutti dal dolore e dagli amici. Del resto, Profeti era conosciuto e stimato non solo dai vicini di casa della frazione, ma anche dai colleghi di lavoro che nel corso del tempo lo avevano conosciuto e frequentato.
Molti si chiedono ancora perché la tragedia sia avvenuta. «Siamo consapevoli – ha detto il sacerdote – che l’ultimo saluto a una persona cara a cui vogliamo bene sia sempre un momento difficile. Abbiamo diritto a chiedercene i motivi. Io lo avevo incontrato qualche volta e, benché mi dicesse che pregava poco, mi chiedeva che pregassi per sua madre. Era una persona di cuore, alla quale piaceva passeggiare e correre. Per questo, voglio immaginarlo a camminare sulle nuvole». Già, perché Adriano era un uomo perbene, affezionato agli amici e sempre pronto alla battuta. Insomma, simpatico e altruista, gentile e garbato. Un collega ha voluto ricordarlo leggendo una breve lettera dal contenuto profondo. «Ti ho conosciuto – ha affermato con le lacrime agli occhi – a Livorno. Lavoravo da pochi giorni, ero spaventato da un mondo che non conoscevo. Ho avuto la fortuna di incontrarti e divenire tuo allievo, imparando mille cose giorno dopo giorno. E’ stato un piacere frequentarti, perché sapevi anche prendermi in giro in modo bonario e mai offensivo. L’altra mattina, per caso, ho letto il giornale. Sono rimasto senza parole, sperando che non fosse vero tanto grande è stato il dolore».
La lettera, chiusa nella busta, ha trovato posto sotto alla sciarpa dell’Inter. Un gesto che i suoi affezionati amici hanno compiuto con il cuore per ricordarlo. Difficile dimenticare chi, con passione e spirito di sacrificio, volentieri aiutava con una parola o un consiglio i colleghi. Per questo era così stimato e considerato. Prima che la funzione, curata dall’impresa funebre Frongillo, finisse, i familiari e i presenti si sono stretti attorno al feretro, chi lasciando cadere una lacrima e chi sfiorandolo solo con una carezza. In silenzio fino a quando, fuori dalla chiesa di San Pietro apostolo, sono rimasti soltanto i ricordi.
Michele Falorni
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