Proteste
Profughi, accesa assemblea sull’accoglienza
In arrivo 5 immigrati, da trovare due alloggi. Fa discutere l’ipotesi della requisizione di case sfitte
CASALE. Accesa assemblea, la sera del 3 giugno a Casale Marittimo. All’ordine del giorno l’accoglienza di 4-5 immigrati. Insieme al sindaco Fabrizio Burchianti c’erano un responsabile Arci, il comandante della stazione dei Carabinieri di Guardistallo, il medico locale e un esponente della Società della salute.
Gli immigrati verranno presi in carica dall’Arci che provvederà alla gestione. Ma di fatto dove dovranno essere ospitati? «In uno o due appartamenti – afferma Danilo Volterrani, da Casale – che i cittadini dovranno mettere a disposizione (con una autocertificazione che tutto è in regola). E qualora non si trovassero case a disposizione il Prefetto requisirà le case sfitte». E proprio su questo aspetto c’è stato un serrato e preoccupato dibattito.
«Sembra che non possiamo opporci alle imposizioni prefettizie nel nostro Comune – afferma ancora Volterrani –: ma sarà del tutto vero? Molti degli intervenuti hanno manifestato critiche su questi aspetti e l’umore della assemblea pareva contrariato e non favorevole alla introduzione di immigrati nel nostro comune. Ma come: veniamo a conoscenza di questo evento estremo solo pochi giorni prima della sua attuazione? Il piatto è deciso senza una preventiva discussione? Requisire le case sfitte?».
Volterrani mette sul tavolo una serie di domande in scia all’ipotesi di ospitalità da adottare a seguito dell’arrivo degli immigrati. E conclude: «Se i nostri governanti non troveranno una soluzione praticabile per arginare il flusso di questa immigrazione incontrollata, se il fenomeno non si arresta e come soluzione si dovranno requisire le case di privati. Quali case? Si controlleranno gli affitti abusivi? Potranno innescarsi pericolosi focolai di una guerra tra cittadini, di una guerra tra poveri, di una guerra tra coloro che a malapena riescono a mangiare e non riescono a pagare l’affitto di casa e le relative utenze, che ci sono nel nostro paese e che probabilmente pretenderanno gli stessi diritti».
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