Gioco
Tempio buddista zen nell’ex fabbrica di laterizi
CECINA. I tempi cambiano e fino a qualche anno fa nessun si sarebbe mai immaginato che laddove sorgeva la rinomata fabbrica Laterizi Nencini, in Via Ticino n. 10, rione Ponte, nascesse un Tempio...
CECINA. I tempi cambiano e fino a qualche anno fa nessun si sarebbe mai immaginato che laddove sorgeva la rinomata fabbrica Laterizi Nencini, in Via Ticino n. 10, rione Ponte, nascesse un Tempio Buddhista Zen. Ebbene, il Tempio esiste da tempo, si chiama Gyosho ed è diretto dal monaco Zen Roberto Bendo Villa, coadiuvato da Ilaria Myoki Valloreia, che insieme, da anni, promuovono la pratica dello Zen in Toscana ed in particolare nella zona tra Livorno e Grosseto. Il Centro Buddhista Zen Gyosho è un’associazione religiosa “no profit” riconosciuta dallo Stato italiano, sulla base degli accordi del dicembre 2012, all’interno dell’unione buddhista italiana (Ubi). In un dojo come quello di Cecina “si pratica la via del Buddha”, lo zazen e tutte le pratiche correlate. Si entra nel locale togliendosi le scarpe, con l’attenzione ed il rispetto che meritano i luoghi sacri. Myoki apre la porta scorrevole che separa la prima stanza dal Tempio. Attraverso la porta si scorgono due cuscini a terra, l’uno di fronte all’altro il maestro non c’è. Ci siediamo e aspettiamo. Dopo qualche minuto arriva il maestro nel suo abito da monaco. Io rimango seduto, con l’imbarazzo di chi non sa bene come comportarsi in un ambiente sconosciuto; mi saluta giungendo le mani all’altezza del cuore e io faccio altrettanto. Si siede,ci regala un sorriso e mi dice: “Allora, vogliamo parlare di Zen? Mi chieda ciò che le interessa conoscere”. Maestro, che cosa è lo Zen? “Lo Zen è una religione, un ramo del Buddhismo, che associa un ambito filosofico ad uno stile di vita e che opera attraverso monaci ordinati, dal 2012 riconosciuti anche in Italia come ministri religiosi. Lo Zen insegna una via di autorealizzazione, la via del Buddhismo.” Chi finanzia lo Zen e questo centro? “La nostra associazione è sostenuta dai Bodhisattva, che sono le persone laiche che frequentano il Tempio e che s’impegnano alla realizzazione del proprio Essere, non solo per beneficio personale, ma per aiutare le altre persone. Anche io stesso lavoro e dedico parte del mio stipendio per sostenere il centro.” Il maestro Bendo Hongaku, 55 anni, nato e residente a Milano, si occupa di tecnologie automatiche e attualmente è responsabile dei servizi informatici presso un’azienda milanese. Qual è il senso dello Zen in occidente e nei nostri tempi? “Lo Zen aiuta le persone ad emanciparsi ed insegna agli uomini che non si può evolvere se non coinvolgiamo gli altri, perché la realizzazione comprende tutti gli esseri, quindi io realizzando gli altri realizzo anche me stesso. Per far questo occorre conoscere il proprio corpo, dominarlo, rinunciare agli attaccamenti, ai condizionamenti, praticare la disciplina e considerare gli altri in primis. “Nello Zen la spiritualità coincide con l’operatività. I nostri Tempi sono scevri, essenziali, senza quadri, statue, arrazzi, lampadari imponenti. Per i più la spiritualità costituisce un alone di mistero che ci stacca un po’ dalla realtà, dall’ambito terreno, ma mi creda: non c’è bisogno di ammirare un quadro d’autore per diventare spirituali. L’essere umano è mente, corpo e spirito.” E la religiosità? “Nello Zen e nel Buddhismo in genere, a nessuno è precluso il percorso religioso; chiunque può diventare monaco e maestro. Nei nostri Templi, come dicevo, non c’è nulla di religioso. Chi frequenta il dojo entrando cambia atteggiamento, ma non perché è un luogo religioso, piuttosto perché ha consapevolmente scelto di cambiare percorso.
Gabriele Bibbiani
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