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«Le istituzioni non chiudano gli occhi»

«Le istituzioni non chiudano gli occhi»

CECINA. Più volte negli ultimi tempi l’attenzione si è soffermata sul preoccupante fenomeno della dipendenza da gioco, presente in grosse proporzioni anche a Cecina: una macchinetta ogni 127...

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CECINA. Più volte negli ultimi tempi l’attenzione si è soffermata sul preoccupante fenomeno della dipendenza da gioco, presente in grosse proporzioni anche a Cecina: una macchinetta ogni 127 residenti a fronte di giocate medie annue per abitante di 214,88 euro che portano il conto totale a 6 milioni di euro. Parte da questi numeri l’analisi del fenomeno della dipendenza da gioco d’azzardo patologico a Cecina da parte della parrocchia del Duomo.

«Nelle nostre Parrocchie ce ne rendiamo ben conto dalle persone che richiedono aiuto perché non riescono più a sostenere le spese per affitti e pagamento di utenze, anche a causa di questo problema – si legge nel bollettino parrocchiale –. Molto spesso purtroppo il giocatore abituale finisce per cadere vittima degli usurai». E ancora: «Un fenomeno sul quale non è possibile chiudere gli occhi e che si regge sulla debolezza delle persone, vuoi per motivi psicologici o perché si trovano in forte difficoltà economica. Non mancano anche a Cecina persone e istituzioni alle quali è possibile ricorrere per cercare di uscire da quella che ha i contorni di una vera e propria dipendenza, in tutto uguale a quella da alcool o da sostanze stupefacenti. Non è un caso che il ministero della salute abbia riconosciuto la dipendenza da gioco alla stregua delle altre dipendenze».

La prima difficoltà è proprio quella di aiutare la persona e i familiari a capire l’entità del problema. «La stessa vittima si rende conto di provare un misto di piacere e di rabbia, un senso di sconfitta dal quale non si riesce a liberarsi. Un problema molto complesso, il fenomeno si sta spostando anche su internet, che a livello nazionale conosce intrecci anche con la malavita organizzata». E concludono: «Anche la Conferenza episcopale italiana si è attivata per affrontare il problema. C’è da augurarsi che tutte le istituzioni non chiudano gli occhi davanti a quella che si sta rivelando un piaga sociale che non porta niente a nessuno: oltre tutto non è nemmeno lo stato ad arricchirsi, ma le poche società, spesso straniere, che gestiscono il giro. Anzi, la comunità deve poi affrontare i costi sociali delle persone rovinate dalla trappola del gioco».

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