Lutto
L’ecografia alla scapola? Fra dieci mesi
La protesta: a settembre il controllo post operatorio ma per l’esame richiesto non trova posto
CECINA. Dieci mesi per un’ecografia alla scapola destra, operata nel marzo scorso per un tumore benigno, e alla scapola sinistra, affetta anch’essa da un tumore benigno. La denuncia giunge da Elena Villani, 60 anni, fiorentina d’origine ma residente a San Vincenzo da trentacinque anni, dove è stata titolare per molti anni di una gelateria assai nota di via della Principessa. «Sono stata operata alla scapola destra – racconta Elena Villani – per un tumore benigno il 10 marzo scorso a Grosseto. A settembre avrò il primo controllo post operatorio, in cui dovrei presentare ai medici il risultato dell’ecografia alle due scapole. Ma non lo potrò fare se deciderò di non andare da un privato, perché il primo appuntamento disponibile mi è stato assegnato per il 30 marzo 2016 all’ospedale di Cecina. Quindi non avrò scelte: dovrò rivolgermi ad un centro privato e pagare».
La denuncia della sessantenne sanvincenzina è rivolta nei confronti di un sistema sanitario, quello toscano, considerato da molti ai vertici della sanità nazionale, ma che in realtà già da tempo risulta deficitario. La domanda di Elena Villani è chiara e facilmente condivisibile: e se il tumore fosse stato maligno e non avessi potuto permettermi di andare da un privato? «Ho fatto molte telefonate per sapere se si poteva anticipare l’appuntamento – dice la signora –. Tutti mi hanno dato ragione, ma ognuno mi ha detto di rivolgermi ad altri».
La signora Elena si dice testimone suo malgrado di «uno scaricabarile infinito al quale a un tratto ho dovuto metter fine. Nessuno è stato capace di darmi spiegazioni sul perché l’appuntamento mi sia stato dato tra dieci mesi. Per quale ragione devo essere obbligata a pagare per un esame? E se una persona non ha i soldi per rivolgersi ad un privato, che fa? Deve morire? Il sistema sanitario toscano si vanta di essere uno dei migliori d’Italia, ma la mia ormai annosa esperienza mi porta a non condividere affatto quest’opinione diffusa. Però mi domando: e se invece fosse davvero un sistema sanitario fra i migliori a livello nazionale, com’è messa l’Italia in questo campo? Malissimo».
Non è la prima volta che Elena Villani deve effettuare gli esami privatamente. «Anche per la prima ecografia, prima dell’operazione, ho dovuto aspettare sei mesi – racconta –. E non è affatto la prima volta che devo andare da un privato. Anche non molto tempo fa ho dovuto tirar fuori 217 euro. Qui si gioca con la vita delle persone. La gente deve iniziare a denunciare queste cose, perché sono veramente inammissibili e, francamente, intollerabili». E conclude con una serie di domande. «Ti ammali e non hai soldi? – chiede la signora Villani –. Così hai il destino segnato. Io mi sento fortunata perché riesco a pagarmi una visita privata, ma chi non può pagarsela?».
Paolo Federighi
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