Toscana
«Le nostre porte aperte a chi rifiuta questa situazione»
CECINA. Il Comitato pro ospedale torna in campo e chiama a raccolta per la difesa del presidio di Cecina. «Stavamo aspettando i risultati di ciò per cui abbiamo lottato, ma le nostre speranze sono...
CECINA. Il Comitato pro ospedale torna in campo e chiama a raccolta per la difesa del presidio di Cecina. «Stavamo aspettando i risultati di ciò per cui abbiamo lottato, ma le nostre speranze sono state deluse. Dalla manifestazione che ha portato in piazza 4.000 persone, compresi i sindaci di tutto il comprensorio, la situazione è peggiorata, sia per il Cup che per i tempi (già biblici) di attesa, sia per la cardiologia che per le altre specialità mediche».
Dalle 20.000 firme consegnate all’assessore regionale Marroni si sono perse le tracce. Così il Comitato che sottolinea: «I punti firmati anche da tutti i sindaci e portati in Regione da due rappresentanti del comitato, giacciono chissà dove in silenzio. Nessuno più ne ha fatto verbo, nonostante le nostre reiterate richieste. I dieci sindaci, con a capo gli ultimi due cecinesi, non hanno preso nessuna iniziativa per operare una politica che salvaguardi almeno i servizi attuali».
Sul tavolo anche una domanda: «L’eccellenza programmata dal direttore generale Asl Porfido per il nostro ospedale dove è andata a finire?» E ancora: «Noi siamo ancora qui, don Reno in testa, che ha operato in silenzio, e tutti abbiamo atteso il momento di riprendere a gridare nelle orecchie dell’Asl. A suo tempo accusati di mentire circa la realtà ospedaliera, di essere strumentalizzati e di fare strumentalizzazione politica e opera di terrorismo psicologico, invitiamo tutti a verificare la verità di tali affermazioni. Il comitato nacque solo perché già allora i problemi erano molto seri ed è rimasto perché occorre che qualcuno, visto il disinteresse delle autorità competenti, viva la sua responsabilità della sanità pubblica».
Da qui l’appello. «Le porte del comitato sono aperte a tutti, perché tutti insieme possiamo rifiutare la triste eredità di una politica sanitaria vuota di risultati organizzativi, perché tutti possiamo batterci per i diritti innati di ogni essere umano, indipendentemente dalla lingua, il sesso, la razza, la fede religiosa, le opinioni politiche, le condizioni personali e sociali. Ma la nostra peculiarità è essere senza bandiera e senza tessera perché lottiamo per un interesse superiore, garantito dalla Costituzione, del quale non ci può essere nessuna strumentalizzazione politica: la tutela del malato e la realizzazione di una sanità migliore».
Non sfugge al Comitato la concomitanza con il calendario elettorale. «La Regione risponda: cosa vuol fare della sanità cecinese? Ce lo direte dopo le elezioni?». E conclude: «Il grande assente Enrico Rossi, ha per la nostra zona orecchi che non funzionano e bocca muta; ha inviato a incontrarci i suoi obbligati scherani che hanno predicato bene e razzolato male, rimanendo tranquilli nelle loro stanze, ben pagati, indifferenti alla situazione disumana in cui versano i pazienti, sempre più tassati per garantire a loro e solo a loro maggiori agiatezze e comodità. Ma i pazienti non vogliono più essere… pazienti. E allora, insieme, agiamo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
