Il dolore
Hotel Varo, opere abusive sui terreni del Comune
Bibbona, la sentenza del tribunale di Livorno fa chiarezza sulle aree contese Scattata l’ordinanza di demolizione: 90 giorni per togliere la champagneria
BIBBONA. La riga la tirano i giudici del tribunale di Livorno. Il terreno su cui insiste la champagneria del Varo Village Hotel a Marina di Bibbona è del Comune. Ed è un pronunciamento reso necessario da un intreccio di carte che attestano l’una il contrario dell’altra. Il problema sta in questi termini: quando è stato presentato il progetto per l’ampliamento dell’hotel è stato fatto su una cartografia che, a seguito di verifiche, non trova corrispondenza con le mappe catastali. In proprietà pubblica anche gli spazi occupati dalla centrale termica del complesso alberghiero, gli altri impianti tecnologici e la cabina elettrica. Da qui l’ordine di demolizione entro 90 giorni delle opere abusive, l’ordinanza è la 20 del 15 maggio 2015.
Non c’è spazio per accogliere la domanda di usocapione presentata nel 2012 alla sezione civile del tribunale di Livorno dalla 3M Immobiliare Sas di Mauro Macchi & C. Così come in passato vennero respinte le istanze di sanatoria paesaggistica e sanatoria edilizia. La società nel frattempo è stata dichiarata fallita, la sentenza è del 16 aprile del 2014, ma le pretese su quei terreni sono state sposate anche dal curatore fallimentare Giulio Nicoletti. Del resto, a frittata fatta la demolizione si tradurrebbe nell’impossibilità per uno dei più importanti alberghi marinesi di restare in attività. Il tutto alle soglie della stagione turistica.
Il Comune si riscopre proprietario dei suoi terreni e rispolvera l’ordinanza di demolizione. La prima risale al 14 dicembre 2011 e fu il risultato dei sopralluoghi della polizia municipale, e le verifiche tecniche dell’ufficio Edilizia privata, in cui si evidenziavano i presunti abusi edilizi. Poi una successiva del 2013, congelata in attesa del pronunciamento del tribunale di Livorno sulla causa per usocapione. «A giorni faremo un incontro con il curatore fallimentare – afferma il sindaco di Bibbona Massimo Fedeli –. L’interesse è di mettere la struttura in condizioni di poter svolgere la propria attività. Non abbiamo alcun interesse ad avere una struttura chiusa, magari per anni, nel cuore di Marina di Bibbona. Si tratta di capire con i tecnici e i legali quali soluzioni possono essere messe in campo».
La champagneria è una struttura a capanna in vetro e alluminio a ridosso del ristorante e sul lato prospiciente via del Mare. Il resto delle strutture dalla via pubblica non sono visibili, insistono sul retro dell’immobile.
Le prime schermaglie risalgono al novembre 2010, a fronte di una ristrutturazione e ampliamento iniziati nel 2008 e terminati nel 2009. All’epoca in consiglio comunale l’allora capogruppo della lista civica L’altra Bibbona, Mario Caciagli, con due diverse interrogazioni fece notare come, nella riorganizzazione, l’albergo si fosse allargato su una proprietà comunale adibita a parco pubblico. L’amministrazione guidata dal sindaco Fiorella Marini tentò di avviare l’iter di vendita di quei terreni alla 3M Immobiliare, venne anche firmata una delibera (la 19 del 2010), che sanciva la cessione. Ma alla fine non se ne fece di niente. Sul caso alla Procura di Livorno in passato arrivarono due esposti e sono stati aperti altrettanti fascicoli con l’acquisizione dei progetti e delle cartografie riguardanti l’ampliamento dell’hotel Varo.
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