Sicurezza
Grida 3 volte “vergogna” e i vigili si allontanano
Allo stand della municipale gli agenti coinvolti nell’incidente di Paolo Ameruso. la rabbia della mamma del ragazzo tetraplegico: «Presenze inopportune»
CECINA. "Vergogna!". Lo ripete per tre volte. Ad alta voce. Vuole essere certa che arrivi alle orecchie di chi si è dimostrato cieco. La signora Emilia Ameruso, la mamma di Paolo che tre anni fa è rimasto tetraplegico per le conseguenze di un incidente stradale, non si trattiene. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. È in corso Matteotti per la giornata dedicata alla legalità e alla sicurezza stradale quando incrocia nello stand della polizia municipale «gli agenti coinvolti nell’incidente e nel processo di Paolo, che stavano tenendo un corso sulla sicurezza stradale ai ragazzini di Cecina».
Ci sono il comandante della municipale Graziano Costagli e sua moglie e collega Maura Onorati allo stand in piazza. Entrambi, con responsabilità ancora da accertare, iscritti nel registro degli indagati insieme all’ispettore Stefano Michelacci (ora all'Unione dei colli pisani). Ai tre il pubblico ministero della procura di Livorno Fiorenza Marrara contesta reati che vanno, a vario titolo, dall’abuso d’ufficio all’omissione di soccorso proprio per l’incidente al Paratino. Ma questo è il secondo capitolo giudiziario di una vicenda che ha stravolto la vita di Paolo Ameruso e dei suoi familiari. Era il 14 dicembre 2011. L’altro è già stato scritto, almeno nel primo grado di giudizio il 29 gennaio scorso.
“Le difficoltà nella ricostruzione del sinistro sono certamente riconducibili al quadro incompleto conseguente all’allontanamento della Onorati dal luogo dell’incidente”. È quanto scrive il giudice di pace Giovanna D’Alessio nelle motivazioni alla sentenza con cui sono stati condannati Alberto Calvo e la Onorati per l’incidente stradale in cui Paolo Ameruso ha riportato lesioni gravissime. Una tappa attesa dalla Procura di Livorno che da tempo ha aperto due fascicoli d’indagine che guardano a ciò che è successo nel comando della polizia municipale di Cecina nelle ore e nei giorni successivi all’incidente.
La giunta comunale a seguito della sentenza, il 3 febbraio, ha attivato l’ufficio Procedimenti disciplinari. «Il provvedimento è in attesa di valutazione definitiva», dice il sindaco Samuele Lippi. «Dopo la sentenza di 1º grado la signora Onorati si è messa a disposizione pur ribadendo la sua innocenza». La condanna è di 40 giorni ai domiciliari, da scontare nel fine settimana, la sanzione di 500 euro per aver superato i limiti di velocità e 250 euro per aver violato l’articolo 148, comma 2. Oltre alla sospensione della patente di guida per un anno, ai sensi dell’articolo 222 del codice della strada.
«Da quel momento è stata tolta dai servizi esterni», sottolinea Lippi. Un passaggio delicato, anche in ragione del diritto di difesa e di libertà dell’imputato in ogni stato e grado del procedimento fino al passaggio in giudicato della sentenza. «Nella ristrutturazione del personale studieremo una collocazione che non crei imbarazzo ma che allo stesso tempo sia garantista perché il compito di giudicare non spetta a noi».
Eppure la mattina del 18 maggio la vigilessa anziché in ufficio è allo stand in corso Matteotti. «Si è trovata lì per esigenze di servizio, tenuto conto del personale a disposizione, ma non ha svolto lezioni», assicura Lippi. Che ammette: «C’è stato un problema di opportunità». E aggiunge: «Comprendo quel vergogna, sono disarmato e dispiaciuto. Alla famiglia Ameruso va tutta la mia solidarietà e comprensione».
La figuraccia nel giorno della festa c’è stata. Ed è difficile credere che non si potesse evitare. «Trovo inopportuno che le cariche istituzionali presenti, in primo luogo il sindaco, abbiamo permesso a queste persone di presenziare e tenere questo tipo di corsi – sostiene Emilia Ameruso –. Deprecabile e moralmente deplorevole il fatto che, solo dopo aver urlato vergogna per ben tre volte, aver fatto fotografare la scena ed essere ripassata nuovamente in piazza, le persone preposte siano state sostituite da altri agenti».
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