Il Tirreno

L'INCHIESTA

Bus e sicurezza, venti indagati

Lara Loreti
Un autobus di linea
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Un autobus di linea

Scoppia la bufera su Ctt. L’indagine si sta allargando: nel mirino il direttore della Motorizzazione, tecnici dell'azienda e anche ditte private. Le ipotesi di reato sono falso, attentati alla sicurezza dei trasporti e corruzione

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LIVORNO. Un sistema di scambi di favori, regali e altri benefici, a discapito della sicurezza dei mezzi pesanti, sia bus sia camion e tir privati. Sarebbe questo il motore che avrebbe dato vita all’associazione per delinquere - una ventina in tutto gli indagati - su cui stanno lavorando gli agenti della polizia stradale, insieme ai carabinieri, coordinati dalla Procura guidata dal procuratore capo Francesco De Leo.

Un vero terremoto quello che sta coinvolgendo non solo l’azienda del trasporto pubblico interprovinciale Ctt (in cui è confluitaa l’ex Atl), ma anche la Motorizzazione, articolazione amministrativa del Ministero dei Trasporti, più una serie di ditte di camion private che hanno sede in particolare nella parte sud della provincia, soprattutto tra Rosignano e Cecina. L’indagine sul trasporto si sta allargando sempre di più e ora sta coinvolgendo anche i privati. Tutto, secondo gli investigatori, sarebbe basato su un’ipotesi di illecito semplice quanto preoccupante: chi avrebbe dovuto tenere i veicoli come si deve non l’ha fatto. E chi avrebbe dovuto accorgersi delle magagne non ha vigilato. Da una parte dunque nell’occhio del ciclone ci sono Ctt e ditte private (che secondo le ipotesi di indagine non avrebbero lavorato bene nella manutenzione dei mezzi) e dall’altra c’è la Motorizzazione (che invece ha il compito di controllare ma che, sempre secondo le verifiche di chi indaga, non l’avrebbe fatto). Il punto però è che a fare le spese di questo sistema sarebbero gli utenti dei mezzi. È per questo che, nel corso delle indagini, gli agenti della sezione giudiziaria della polizia stradale hanno effettuato le due recenti ispezioni nel deposito livornese della Ctt di via Meyer.

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Sopralluoghi che hanno portato a sigillare dieci mezzi risultati non idonei, proprio sotto al profilo della sicurezza. Maxi sequestro che si aggiunge a uno precedente, che risale al 2013, quando gli stessi agenti della polizia stradale ne avevano già fermati due. In tutto, sono una ventina di indagati: l’elenco delle persone coinvolte si sta dunque allargando. Le ipotesi di reato sono falso, attentato alla sicurezza dei trasporti e corruzione. Sul registro degli indagati ci sono varie persone tra tecnici e lavoratori della Ctt, esponenti di ditte private di mezzi pesanti sparse per la provincia e dipendenti della Motorizzazione.

Tra questi ultimi, anche il direttore, Roberto Tommasi. «Non posso dire nulla dell’indagine», ha tagliato corto il direttore. La presenza di dipendenti degli uffici di via dei Pelaghi nell’indagine ha fatto sì che nel corso delle ispezioni investigative nel deposito Ctt gli inquirenti abbiano coinvolto i tecnici della Motorizzazione di Grosseto, territorio che a quanto pare è stato scelto non a caso, ma perché completamente estraneo ai fatti e al di fuori della zona di influenza anche della stessa Ctt. Ma quale è il legame tra Motorizzazione e ditte private? Il nocciolo della questione ruoterebbe intorno al fatto che per le revisioni e le manutenzioni dei mezzi pesanti è necessaria la presenza di un funzionario della Motorizzazione, cosa che non accade per le vetture. Inoltre, per i controlli che riguardano mezzi che trasportano persone serve il vaglio da parte di una persona che abbia un titolo specifico (tipo la laurea in ingegneria ). L’indagine è partita dopo alcuni esposti arrivati in Procura, sulla base dei quali sono scattati i primi controlli. Tuttavia, a sollecitare gli inquirenti, è stata anche un’ondata di attenzione molto particolare, che ha coinvolto tutto il Paese, sulla sicurezza dei mezzi pubblici in generale, anche in seguito a incidenti importanti. Basti pensare al pullman che trasportava bambini che ad aprile ha perso due ruote nella zona di Caserta: tutti salvi per miracolo. E alla terribile tragedia che nell’estate del 2013 successe in Irpinia: un pullman precipitato da un viadotto dell’A16, con trentanove morti.

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