La protesta
L’uomo che portò il giovane Mazzarri al primo provino
San Vincenzo, Enrico Favilli racconta quando lo mostrò alla Fiorentina: Walter da piccolo era bravissimo, un leader nato
SAN VINCENZO. Questa è la storia di un provino. Del primo provino di un allenatore nato, di un sanvincenzino illustre. Già a dieci anni dribblava, lanciava, segnava, dirigeva i compagni in campo. Insomma, un leader. E’ l’inizio della storia d’amore col calcio di un grande allenatore raccontata forse nel suo periodo più difficile. Nato e cresciuto in riva al mare di San Vincenzo, il suo talento con la palla al piede fu scoperto più di quarant’anni fa da un altro sanvincenzino doc che ha dedicato una vita a insegnare ai più piccoli il calcio e la vita.
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E’ la storia del piccolo Walter Mazzarri, allenato allora da un altro bravo allenatore sanvincenzino, Enzo Bellucci, e portato al primo provino da Enrico “Pippo” Favilli, un passato da calciatore e allenatore di buon livello e oggi settantacinquenne ancora innamorato del calcio e talent scout dell’Usd San Vincenzo.
Favilli considerava Mazzarri già un allenatore in campo da piccolo, ma mai avrebbe pensato a una carriera in panchina che lo ha visto compiere miracoli sportivi alla guida di Livorno, Reggina, Sampdoria e Napoli e che sarebbe diventato allenatore - un’avventura non proprio fortunata - della mitica Inter.
Mazzarri affrontò il suo primo provino da giocatore a Follonica, insieme al suo coetaneo e grande amico ancora oggi Fabio Di Bonito, che allora era un portiere di buona prospettiva e che sarebbe poi diventato assessore del Comune sanvincenzino e presidente del consiglio della Provincia di Livorno. «Walter da piccolo era davvero bravissimo - dice Favilli - aveva qualcosa in più. Eravamo, se non ricordo male, nel 1973, e io ero responsabile del settore giovanile del San Vincenzo. Walter era allenato da Enzo Bellucci, uno dei migliori tecnici che abbiamo avuto a San Vincenzo, col quale è rimasto molto amico».
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«Un giorno - prosegue Pippo Favilli - decisi di portare Mazzarri e Fabio Di Bonito, che all’epoca era un portiere di possibile avvenire, a Follonica da Bracci, che era il referente della Fiorentina sulla costa. Durante il provino, le doti di Walter emersero chiarissime. Lo vollero rivedere all’opera e, dopo il secondo provino, non esitarono a prenderlo». Mazzarri iniziò quindi ad allenarsi a Follonica e, dopo qualche anno, fu preso dalla Fiorentina.
Lì diventò noto ai tifosi già dalle giovanili, ed era considerato l’erede di Antognoni. «Era un leader nato - dice ancora Pippo Favilli - uno che, oltre al talento tecnico, aveva una volontà e una grinta fuori dal comune. Si arrabbiava se non gli passavano il pallone e quando sbagliava, era tenace, testardo, caparbio. Era sempre al campo sportivo a giocare a calcio, e suo padre (noto fornaio sanvincenzino, ndr) riusciva con difficoltà a portarlo a casa a studiare».
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«Nonostante per tutti fosse il punto di riferimento in campo - aggiunge Favilli - nessuno avrebbe mai pensato che sarebbe diventato uno dei migliori allenatori italiani di questi ultimi dieci anni». Purtroppo, a causa di un grave infortunio che ne minò l’integrità fisica, Walter Mazzarri ebbe sì una buona carriera da giocatore, ma non riuscì a diventare il campione che tutti avevano pronosticato.
Nel 1991, a quasi vent'anni da quel provino, Pippo Favilli lo chiamò - Mazzarri giocava ancora a calcio - per fare un’esibizione di tecnica individuale a Donoratico, dove erano riuniti alcuni grandi del calcio italiano.
La tecnica era rimasta sopraffina, il carisma pure. Pochi anni dopo, iniziò la sua eccezionale carriera in panchina.
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