Il Tirreno

L’odore acre? Sversamento di gpl

Gas fuoriuscito durante la movimentazione di ferri vecchi in un’area al Malandrone: indaga l’Arpat

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CASTELLINA. Alla fine la nube maleodorante non era altro che gpl fuoriuscito da una bombola durante operazioni di spostamento di materiali stoccati in un'area adibita a discarica. Questa la conclusione cui sono giunti i tecnici dell'Arpat di Pisa, intervenuti per competenza dopo il sopralluogo dei colleghi del Dipartimento di Livorno e i vigili del fuoco di Saline di Volterra. Interessata anche la polizia municipale di Castellina Marittima a cui spetta accertare se ci sono responsabilità sanzionabili per lo sversamento del gas liquido. Le verifiche si sono svolte ieri mattina.

Ma già nel tardo pomeriggio di mercoledì era stata individuata l'area dalla quale - secondo Arpat - proveniva quell'odore acre avvertito da almeno sei giorni da numerosi automobilisti di passaggio lungo la 206, tra Collemezzano e il Malandrone. Il Gpl (gas di petrolio liquefatti) è una miscela composta principalmente da propano e butano, con occasionale presenza di piccole quantità di etano o di idrocarburi non saturi, come, ad esempio, etilene e butilene. A temperatura ambiente ed a pressione atmosferica è allo stato gassoso,ma compresso viene liquefatto. Normalmente è un gas inodore ma proprio per renderlo avvertibile viene aggiunto un odorizzante come l'etantiolo. E' questo che è stato sentito da decine di persone e che ha fatto scattare i controlli di Arpat e di Asa.

Ieri mattina un uomo si è presentato alle autorità intervenute sul posto qualificandosi come proprietario del camion utilizzato per la movimentazione merci all'interno dell'area in questione (lungo la 206, poche centinaia di metri a nord e sulla destra rispetto alla rotatoria di immissione sulla variante Aurelia). Avrebbe dichiarato di non essersi reso conto prima dello sversamento di gpl perchè rimasto alcuni giorni a casa per malattia. I vigili del fuoco hanno trovato anche alcune vecchie bombole stoccate, oltre a carrozzerie in disfattura di vecchie auto. Nell'area anche alcune baracche usate come ripostigli. Non sarebbero tuttavia emerse durante il sopralluogo irregolarità tali da far scattare un'inchiesta penale. Né tantomeno - secondo quanto riferiscono i vigili del fuoco - c'è stato bisogno di una bonifica perché non sarebbero stati trovati rifiuti interratti, contrariamente a quanto si poteva pensare nel corso del primo sopralluogo effettuato mercoledì. Anche il sindaco di Castellina Federico Lucchesi, informato subito dall'Arpat dell'individuazione della fonte di inquinamento, si è recato ieri mattina nell'area. «Al momento non ci sono condizioni di pericolo - ha dichiarato - E' stato avviato da Arpat un procedimento ambientale, aspetto l'esito. Ma alo momento non ci sono condizioni per emettere un'ordinanza proprio perché non ci sono pericoli per cittadini».

L'area interessata è poco distante dall'area commerciale del Malandrone e dalla svincolo della variante Aurelia. E' proprio qui che, già dalla metà della settimana scorsa, erano giunte segnalazione ai vigili del fuoco. Durante il primo sopralluogo dell'11 maggio, che ha interessato le aree gestite da SAT (casello, Punto Blu), i siti di due aziende orto-vivaistiche nelle immediate vicinanze dell’autostrada e la zona della rotatoria e sottopasso autostradale, non è stata avvertita alcuna maleodoranza . L'attività di indagine dei tecnici Arpat di Livorno è proseguita martedì con la raccolta dei riferimenti spazio temporali delle segnalazioni restringendo così l'area a maggior probabilità emissiva. Ricerca che ha portato all'indivuazione dell'area adibita a stoccaggio di ferri vecchi. (a.r.)

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