Attenzione
Lavori al Tripesce, ancora ritardi
Slitta l'assegnazione dell'appalto per la messa in sicurezza del torrente
ROSIGNANO. «Sul Tripesce a settembre si chiude»: era il settembre 2014, a palazzo civico. L’annosa vicenda della cassa di espansione per il torrente che minaccia Vada sud e la Mazzanta sembrava chiusa. Quindici anni di promesse, progetti, passi indietro, pareri, espropri, burocrazia su cui si pronunciava finalmente la parola fine. Si disse anche che esistevano tempi tecnici per chiudere una vicenda di espropri e confini, ma insomma, il grosso era fatto. Di più: in una commissione consiliare in Comune a Rosignano fu assicurato che entro il 30 marzo sarebbero partiti i lavori. E anche dal consorzio di Bonifica ex Colline Livornesi, oggi Toscana Costa, si precisò che tutto era ormai pronto. Siamo arrivati a metà maggio e del famigerato appalto sul Tripesce non c’è traccia. In compenso c’è traccia di un malcontento sempre più forte che serpeggia in zona ed investe gli operatori turistici e commerciali della Mazzanta che attendono con ansia quest’opera per evitare di vivere un altro inverno di allerta.
«Questa è la stagione giusta per partire con l’intervento - spiega un commerciante vadese - non vorrei che si perda ancora del tempo e si inizino i lavori in autunno con la stagione delle piogge». Ad agosto scorso, si ricorderà, ci fu un violento acquazzone estivo. Il Tripesce ingrossò ed il proprio letto si riempi d’acqua strappando all’altezza del ponte sulla vecchia Aurelia. Solo particolari circostanze atmosferiche evitarono il peggio nella zona mare. Ma sono anni che la realizzazione di una cassa di espansione al torrente è ritenuta indispensabile anche per dar corso ad una serie di interventi urbanistici inseriti nella pianificazione comunale a sud dell’abitato di Vada. Storia vecchia, dicevamo. Se ne parla dai primi anni ’90.
Un intervento fu fatto nel 1998, mentre per il primo vero e proprio si deve tornare indietro a 45 anni fa. Da tempo, dunque, Consorzio di Bonifica, Comune di Rosignano (e di Cecina, visto che la cassa interesserà anche parte del territorio cecinese), Genio Civile ed altri enti hanno iniziato a lavorare ad un progetto che è cambiato in corso d’opera. Il primo (costo circa 4 milioni) prevedeva due “casse” ed uno sbancamento massiccio di circa 22 ettari di terra. Il secondo ne prevede una sola ma di dimensioni doppie (40 ettari). Da fare con “soli” 1,6 milioni.
Nonostante l’ok dell’Autorità di Bacino ci sono stati ritardi sommati a ritardi che hanno provocato lo slittamento dei tempi di realizzazione. A settembre scorso si è finalmente chiusa la Conferenza dei Servizi che ha scritto la parola fine sull’iter burocratico. Ma evidentemente c’è ancora qualcosa che non va se è vero che l’appalto dei lavori non è stato fatto e che la data del 30 marzo, comunicata ufficialmente in una commissione, è abbondantemente superata
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