Il Tirreno

Scissione in casa Pd i vertici convocano un’assemblea urgente

Scissione in casa Pd i vertici convocano un’assemblea urgente

Domani sera alla sezione Pasolini gli iscritti si incontrano per discutere dell’addio ufficializzato dal gruppo di Bianchi

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ROSIGNANO. Nessun comunicato ufficiale dopo che dodici iscritti, tra i quali due segretari di circolo e svariati membri dell'assemblea locale e territoriale, hanno sbattuto la porta spiegando di non sentirsi più in linea con le scelte del partito.

Il Pd, a parte le dichiarazioni a caldo fatte dal segretario dell'Unione comunale Francesco Bartalesi, preferisce tacere. E pare che i vertici locali abbiano deciso di mantenere il silenzio fino a quando lo scisma non sarà discusso con gli iscritti. Dovrebbe infatti tenersi domani sera al circolo Pasolini di Rosignano Solvay in piazza del Risorgimento un'assemblea straordinaria in cui, pare evidente, si parlerà dei fatti appena accaduti. Solo dopo, forse, il Pd rosignanese deciderà di prendere una posizione chiara sullo strappo messo in atto da Michele Bianchi e compagni.

L'unico iscritto che ha deciso di intervenire, non appena si è sparsa la voce della scissione (ufficializzata da Bianchi in una conferenza stampa nella tarda mattina di sabato 9 maggio), è stato Leonard Conforti, segretario della sezione Nilde Iotti di Castiglioncello e rappresentante di SinistraDem livornese. Anche perché, a ben guardare, molti dei dissidenti appartengono proprio alla sezione che lui amministra ed è noto che lo stesso Conforti ha avviato la sua esperienza politica appoggiando il gruppo di Bianchi, capofila degli scissionisti, quando l'ex assessore ed ex consigliere comunale nell'ottobre del 2013 ha deciso di contrapporsi a Fabrizio Bagnoli nella corsa per la segreteria (che poi ha perso per 7 voti). Da allora il cammino politico di Conforti è stato piuttosto vicino a quello di Bianchi. Tanto è vero che il segretario del circolo Pd di Castiglioncello è stato tra i firmatari (18 in totale) di una presa di posizione contro l'Italicum e contro la scelta di Renzi di porre la fiducia sull'approvazione della nuova legge elettorale inviata la scorsa settimana ai vertici locali del partito. Poi però, dei 18 firmatari quelli che hanno effettivamente deciso di abbandonare il Pd sono usciti soltanto 11 (Michele Bianchi, Laura Giusti, Laura Buffa, Sergio Benvenuti, Arianna Faucci, Luisa Niccolini, Alessio Staccioli, Samantha Olindo, Andrea Persico, Giacomo Cerretini, Enzo Bianchi e Tommaso Faso). A loro si è aggiunto Giacomo Cerretini, che invece non aveva firmato il documento.

Gli altri firmatari della lettera ai vertici locali del partito, ossia Leonard Conforti, Alessandro Borella, Vittoriano Di Tommaso, Giovanni Monti, Silvia Guglielmi, Roberta Torretti e Jonatan Bello, hanno deciso di non sbattere la porta. E, almeno per il momento, di restare in casa Pd.

Certo Conforti, nella comunicazione scritta a caldo agli scissionisti, parla di profonda sconfitta del partito e «di un modo di far politica che tutti insieme avremmo osteggiato se a portarlo avanti fossero state forze politiche un tempo a noi opposte e che, in alcuni casi, oggi ci ritroviamo in "casa nostra". Il nostro partito sta subendo un esodo incredibile». Parole che indicano sì la volontà di restare in casa Pd, ma anche una profonda consapevolezza dei contrasti interni al partito.

È evidente che, come lui, anche gli altri sei firmatari delle lettera anti-Italicum che non hanno lasciato il partito non sono però perfettamente in linea con le scelte nazionali e locali. E quindi l’ipotesi del il Pd locale perda altri pezzi si fa sempre più concreta.

Ecco che l’assemblea di domani sera, a cui ovviamente i 12 dissidenti (che hanno abbandonato ogni incarico all’interno del Pd) non parteciperanno, diventa un’occasione fondamentale per analizzare i motivi dei contrasti interni al partito.

Anna Cecchini

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