Il Tirreno

Evasione e truffa all’Inps nei guai un’impresa edile

Evasione e truffa all’Inps nei guai un’impresa edile

Il titolare pagava al nero sei dipendenti, che erano al lavoro pur risultando in cassa integrazione. Risarcito il danno amministrativo, pari a 150.000 euro

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CECINA. L'impresa faceva lavorare i muratori al nero, mentre risultavano in cassa integrazione. Una nota società edile di Cecina deve rispondere del reato di truffa ai danni dell'Inps ed evasione fiscale, per un totale di 150mila euro.

L'operazione per arrivare a smascherare la ditta è stata portata avanti dai militari della tenenza della Guardia di finanza di Cecina. Sono stati proprio gli uomini delle Fiamme gialle, particolarmente attenti a mantenere alta l'attenzione nell’attività di contrasto del lavoro nero, a rendersi conto che nei cantieri edili aperti dalla società cecinese c'era qualcosa che non tornava.

Alcuni mesi fa i militari hanno infatti notato come, nonostante le giornate di forte maltempo, in uno dei cantieri dell’impresa c'erano alcuni operai al lavoro.

Secondo le leggi vigenti, il datore di lavoro, dopo aver ottenuto la necessaria autorizzazione, agisce in nome e per conto dell'Inps, corrispondendo ai dipendenti il trattamento economico di integrazione salariale. Le somme anticipate vengono, quindi, compensate con tutti gli altri contributi da versare all'Inps. Conoscendo approfonditamente le normative, che prevedono come le ditte edili in caso di forte maltempo e consequenziale impossibilità di lavoro nei cantieri esterni possano utilizzare la Cassa integrazione per eventi atmosferici, i militari si sono insospettiti nel vedere gli operai al lavoro.

Così hanno avviato una serie di verifiche negli altri cantieri che fanno capo alla ditta, rendendosi conto che in tutti erano impiegati lavoratori che risultavano in cassa integrazione (per motivi atmosferici).

Non solo, i finanzieri hanno effettuato anche una verifica della sede dell'impresa edile, trovando documenti contabili ed extra-contabili in cui di fatto venivano registrate le giornate di lavoro degli operai che risultavano in cassa integrazione. «Il minuzioso esame dei documenti rinvenuti - si legge in una nota della Guardia di finanza - confermava le ipotesi investigative con conseguente denuncia del titolare dell'impresa per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, e permetteva di far emergere importi percepiti dalla società in evasione d'imposta ed utilizzati per il pagamento dei dipendenti irregolari»

Al termine delle indagini è quindi emerso che la società ha usufruito indebitamente dell'ammortizzatore sociale, simulando l'assenza dei lavoratori per le giornate di pioggia, e di fatto - come si legge anche nella della Guardia di finanza - «ottenendo un indebito guadagno derivante dall'omesso versamento dei contributi previdenziali e dall'omessa corresponsione dell'80% della retribuzione, relativa alla quota percepita dal lavoratore in Cig a carico dell'Inps». È emerso che gli importi dati al nero ai lavoratori - sei persone in totale - sono stati un totale di 40.000 euro, originati da un'evasione fiscale di 150.000.

L'impresa, una volta smascherata dalla Guardia di finanza, ha provveduto a sanare la situazione amministrativa, versando imposte e contributi che erano stati evasi, ma adesso dovrà affrontare il procedimento penale per l'accusa di evasione fiscale e truffa aggravata ai danni dell'Inps.

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