Il Tirreno

Terremoto in casa Pd I civatiani danno l’addio

di Anna Cecchini
Terremoto in casa Pd I civatiani danno l’addio

Il gruppo che fa capo a Michele Bianchi sbatte la porta e lascia il partito Contrasti anche sulle posizioni locali: «Nessun dibattito interno, metodo errato»

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RODSIGNANO. Terremoto in casa Pd. Dodici iscritti, tra cui anche due segretari di circolo (Gabbro e Vada), hanno deciso di lasciare il partito. Il gruppo, capitanato da Michele Bianchi (ex assessore ed ex consigliere comunale), ormai da mesi manifestava, anche in occasione delle assemblee locali, un contrasto evidente con la corrente maggioritaria del partito.

Ieri mattina l’ufficializzazione dello strappo, collegato ma non in maniera stringente, alle vicende nazionali dei Democratici. Buona parte dei dissidenti rosignanesi fa parte della corrente dei civatiani e adesso che il loro referente nazionale ha deciso di sbattere la porta in profondo contrasto con la politica di Renzi, anche gli esponenti locali cominciano a scalpitare. Non solo a Rosignano.

Fatto sta che ieri mattina Michele Bianchi, con una parte del gruppo dei dissidenti, ha deciso di annunciare lo strappo durante una conferenza stampa. E poi, poco dopo le 15, ha inviato una breve lettera a tutti i vertici Pd (la pubblichiamo qui sotto, ndr) in cui vengono spiegati i motivi della rottura e riportati i dodici nomi di chi ufficializza l’uscita dal Pd (ne riportiamo il testo a fondo pagina, ndr).

«Abbiamo dato seguito - esordisce Bianchi - al documento che abbiamo preparato prima della votazione dell’Italicum, che segnalava una grande difficoltà a riconoscersi in questo partito. Documento a cui, tra l’altro, nessuno dei vertici locali del Pd ha dato risposta, neanche su Fb». In verità, non tutti i firmatari di quel documento hanno deciso, almeno al momento, di lasciare il Pd. «Nel partito - dice Bianchi - è avvenuta una mutazione, non si possono mettere insieme la difesa dei lavoratori e il jobs act. Inoltre la parola “democratico” significa riconoscimento delle minoranze, e il ruolo del segretario deve essere quello di mediatore tra le varie posizioni, invece nel Pd di Renzi vige soltanto il decisionismo del capo. Questo non lo accettiamo, noi vorremmo che il Pd prendesse il meglio delle tradizioni di Pci, Dc e Psi, partiti da cui è nato, invece sta prendendo il peggio».

Quello che maggiormente fa infuriare Bianchi e compagni è il metodo adottato ultimamente dal Pd per il confronto politico interno. «Un confronto che non esiste - sottolinea Bianchi - , nel Pd non si discute più. Neanche nelle assemblee nazionali». Una deriva che secondo il gruppo dei dissidenti ha contagiato anche il partito a livello locale. «Le discussioni - dice ancora Bianchi - nelle aree di Rosignano e Livorno sono inesistenti, non si è mai potuto parlare di questioni come Rea e Scapigliato, Armunia o della vicenda Nuovo Futuro». Un addio che Bianchi e compagni considerano doloroso, come ha spiegato anche Laura Giusti, ma inevitabile. «È una scelta lacerante, ma non è possibile avere una continua verifica di ostilità».

Quanto al futuro, il gruppo di sciccionisti, almeno al momento non fonderà un nuovo partito. «Anche a Rosignano - spiega Bianchi - esiste l’associazione “È possibile” fondata da Civati, tramite la quale porteremo avanti una discussione. Dopo vedremo il da farsi». Bianchi è chiaro anche sull’intenzione di voto per le elezioni regionali. «Non appoggerò né Rossi né il Pd - assicura - ma darò il voto a Sì Toscana e al candidato fattori». Comportamento che presumibilmente terranno anche gli altri dissidenti.

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