Sicurezza
Barabino: «È Mugnai l’anti-Rossi»
Sanità, burocrazia, lavoro, la ricetta del candidato governatore
CECINA. Paolo Barabino non ha dubbi. E’ lui l’anti-Rossi: Stefano Mugnai, classe 1969, di Montevarchi (anzi Terranuova Bracciolini), consigliere comunale di Forza Italia, candidato a governare la Toscana. L’avvocato cecinese, numero uno nella lista, lancia il candidato “migliore” e assicura che - vedrete - sarà un duello col governatore uscente. Dopo Livorno, il ticket Mugnai-Barabino fa tappa a Cecina dove, nel pomeriggio, è organizzato un incontro con elettori e simpatizzanti all’hotel Posta. In sala volti noti del centrodestra (c’è pure Lorenzo Gasperini, ora in casacca Lega). E’ venuto a sentire Mugnai anche don Reno Pisaneschi interessato al tema cardine della sanità che tocca da vicino i cecinesi. C’è anche l’altra candidata locale, al numero 8 in lista, Chiara Tenerini.
Apertura di Barabino, dopo la presentazione di Lucia Castellacci. Che parte dalla lista azzurra che “coniuga esperienza politica e società civile”, per entrare rapidamente a sviscerare alcuni temi che gli stanno a cuore: la sanità. Che “non funziona”. «Una riforma- dice Barabino - quella studiata da Rossi finalizzata esclusivamente ad aumentare i posti dirigenziali diminuendo i servizi». Rilancia, per Cecina, “l’ospedale unico in sinergia con Piombino” che però “non vuol dire perdere saervizi qui o là”. Più in generale critica “il Pit (piano di indirizzo territoriale) partorito dalla Regione: “Una mole di oltre 3mila pagine”, ed una “legge urbanistica con 300 articoli che è un guazzabuglio incomprensibile”. Torna a volo sui temi etici: la famigia. Contesta la scelta della Regione di “togliere il bonus bebè” e di una politica rivolta sempre più verso “i gender” a scapito della famiglia tradizionale.
Poi è il momento di Mugnai. Due parole sul senso di fare politica: per convinzione o per interesse. «Chi la fa in Toscana non può che farla per convinzione». Poi parla del Pd, del centrosinistra avversario, “che ha organizzato una rete capillare di potere” per la quale “le istituzioni sono “un’appendice del partito”. Burocrazia, lavoro, ma anche sanità: «420 milioni del buco di Massa che ci sono costati i ticket più alti d’Italia e le lunghissime liste d’attesa». Per Mugnai non ci sono dubbi, la “responsabilità politica di tutto queto ha un nome e cognome: Enrico Rossi”.(a.r.)
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