Italia
Arrivano i pacchi viveri ma è l’ultima volta
Viaggio tra chi non ce la fa ad andare avanti: donne e uomini, quasi tutti italiani Disoccupati, o con lavoretti precari, senza casa e con figli: che dobbiamo fare?
ROSIGNANO MARITTIMO. Stavolta alle 195 famiglie che si rivolgono alla Sorgente del Villaggio per ricevere un pacco viveri di prima necessità, è andata bene. La distribuzione c’è stata. Ma i problemi relativi ai fondi rimangono tali. E’ martedì mattina quando arriviamo davanti al cancello del centro Don Bosco, via Gramsci 84 A, a Rosignano Marittimo. Davanti al Centro, un immobile a due piani, si è già radunato un gruppo di persone. Qualcuno è arrivato di primo mattino. La tensione è palpabile, si attendono i Carabinieri. Un uomo, raccontano, in attesa di ricevere il pacco, si è infuriato iniziando ad urlare e a prendere a male parole proprio Rossella Conforti alle prese con la distribuzione.
Qualcuno dei presenti ha avuto paura. L’intervento delle forze dell’ordine non si è fatto attendere e la presidente della Sorgente del Villaggio è stata supportata dalle donne e dagli uomini che, numero alla mano, attendevano pazientemente il loro turno. Alle 10 il Centro è già un via vai di persone: donne anziane, vestite dignitosamente, che, con altrettanta dignità, attendono, in silenzio e in disparte, il loro turno. Non hanno voglia di parlare. Uomini, tra i 60 ed i 70 anni, disoccupati o pensionati, che aspettano fuori, seduti su una delle sedie portate nel giardino che circonda il Centro. E poi ci sono i più giovani, in cerca di lavoro: ragazze madri, uomini separati e senza lavoro, storie di una società dove la disparità economica genera squilibri che sfociano in drammi. Una vita in salita. Sono i più giovani a parlare. Si avvicinano, ci chiedono informazioni, poi iniziano. In pochi minuti, in frasi dove le parole vengono condensate, spiegano le loro difficoltà quotidiane. «Ho un bimbo di 15 anni – racconta una giovane donna nata e residente nel comune di Rosignano – mio marito è disoccupato ed io lavoro saltuariamente. Mio figlio dorme nell’ingresso e non ha neanche un armadietto, dove poter radunare le sue cose. Vengo qui a prendere il pacco viveri ogni 15 giorni. Se il centro dovesse chiudere non saprei veramente come andare avanti. Sarei nel caos. Sembra assurdo. Ma ricevere beni di prima necessità a noi aiuta ad andare avanti. Perché non c’è da pensare solo al cibo, alla bottiglia d’olio, alla pasta, ma anche alle bollette».
La barriera della diffidenza verso gli “estranei” si infrange. Si avvicina a noi un’altra giovane donna, sempre residente nel Comune: «Noi ringraziamo per gli aiuti che ci danno per pagare affitti e bollette, ma perché sento dire che in città hanno previsto sussidi per le famiglie in difficoltà e questa scelta non viene attuata anche nel nostro territorio? Ci dispiace, non tanto per noi adulti, ma per i nostri figli ai quali non possiamo dare più da mangiare, come potevamo fare prima».
Già, i figli. Perché arrivano anche loro. A scuola è sciopero e così hanno deciso di accompagnare i genitori al Centro. E in attesa di un pacco viveri, ci sono anche i padri. Storie che si ripetono senza fine; come quella di un uomo di 60 anni: «Vivo in una struttura di legno alle Badie, sono invalido civile e quando lavoravo pagavo regolarmente le tasse. Ora se vado a chiedere un aiuto agli uffici dell’assistenza sociale mi sento dire che non ci sono fondi. Sono iscritto alle liste ma la casa popolare non mi tocca mai. Ho 60 anni, che devo fare? Non c’è spazio per noi, non so più a chi rivolgermi per chiedere aiuto». Nel Centro è tutto un entrare ed uscire. Non ci sono solo i volontari della Sorgente del Villaggio a scaricare il cibo dai piccoli furgoni o a cercare, nella dispensa, latte, pasta, pomodori, pannoloni, biscotti, olio e quant’altro viene messo all’interno del pacco viveri, carni comprese. A dare una mano, anche l’associazione dei Nonni vigili che non si risparmiano. La distribuzione andrà avanti fino alle 12,30. Poi, forse, appuntamento tra quindici giorni, se l’associazione avrà i fondi necessari per fare la spesa: «Altrimenti – dicono alcuni uomini in attesa – tra quindici giorni andremo tutti davanti al Comune. Ci diranno loro che dobbiamo fare».
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