Querela bis per Gragnoli «Le istituzioni? Sono mute»
Il consigliere di centrodestra denunciato per diffamazione da Fedele Attacco a sindaco e maggioranza: «Parole evasive, nessuna solidarietà»
DONORATICO. Nel giorno in cui carabinieri gli notificano la seconda querela dalla famiglia Fedele (la prima, i primi di aprile, da parte di Giuseppina Zambardino, la seconda presentata dallo stesso Michelangelo in questi giorni), Benito Gragnoli è un fiume in piena. Non tanto per la nuova denuncia per calunnia collezionata dopo l’interrogazione consiliare, quanto piuttosto per “il silenzio con cui le istituzioni hanno accompagnato questa vicenda”.
Nel mirino di Gragnoli finisce la maggioranza del Pd ed il sindaco Scarpellini colpevoli, a suo dire, di non aver espresso quella solidarietà istituzionale che si deve in simili circostanze. Ritiene la risposta data da Scarpellini “evasiva e generica” e si scaglia contro chi avrebbe dovuto “sostenere la comunità di Castagneto Carducci”. «Sia chiaro - dice il consigliere di centrodestra - io non voglio protezione. Non ne ho bisogno. Non ho paura e so difendermi da solo. Ma chi rappresenta le istituzioni ha il dovere morale di esprimere solidarietà per quello che sta succedendo. Chi governa questo territorio deve essere trasparente, dire le cose come stanno. Rispondere non è nell’interesse di Benito Gragnoli ma dell’intera cittadinanza».
Gragnoli rivendica il diritto di presentare un’interrogazione consiliare, come quella protocollata il 31 marzo scorso, di avere una risposta che chiarisca anche “se e quali rapporti intercorrono tra l’amministrazione comunale ed un privato cittadino che al momento risulta indagato per reati gravi”.
Come si ricorderà nell’interrogazione presentata da Gragnoli sui contributi per gli affitti ai residenti a basso reddito e su quelli per morosità incolpevole erogati dall’amministrazione comunlae, il consigliere di Insieme per Castagneto chiedeva se “corrisponde al vero che uno dei maggiori beneficiari finali di questi contributi, proprietario di case, non è persona irreprensibile, ma con una fedina penale decisamente compromessa”.
Affermazione contestata dalla famiglia Fedele, tanto che il primo aprile scorso Giuseppina Zambardino, coniuge di Michelangelo indagato per usura dalla Procura della Repubblica, ha presentato denuncia per calunnia alla stazione dei carabinieri di Donoratico. Ed ieri - da quanto racconta lo stesso Gragnoli - gli è stata notificata una nuova querela, stavolta recante la firma dello stesso Fedele. Il quale contesta l’affermazione che lo stesso sia legato al clan Piromalli (“Si indichi quale Tribunale della Repubblica Italiana, in che data e con quale sentenza mi abbia riconosciuto legato al clan Piromalli, persona a me totalmente sconosciuta). E contesta le insinuazioni di “strane connivenze con l’amministrazione comunale”.
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