Il Tirreno

lutti

Muore imprenditore padre di tre figli

di Manolo Morandini
Mario Paolo Pardo, con la famiglia gestiva il bar ristorante La Pinetina a Vada
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Mario Paolo Pardo, con la famiglia gestiva il bar ristorante La Pinetina a Vada

Cecina, esposto della famiglia di Mario Paolo Pardo contro il pronto soccorso di Cecina. La salma è a disposizione della procura della Repubblica di Livorno

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CECINA. Un malore fatale. È nella sala di aspetto del medico curante quando si accascia a terra. Mario Paolo Pardo muore nel tragitto che da piazza Guerrazzi lo porta in ambulanza al pronto soccorso di Cecina. Aveva 49 anni e lascia la moglie Tina e i figli Giovanni di 23 anni, Jennifer di 19 e Francesco di 17. Adesso la salma è a disposizione del sostituto procuratore della Repubblica Antonella Tenerani. I familiari vogliono vederci chiaro e firmano un esposto denuncia contro l'Azienda sanitaria 6 di Livorno.

Riavvolgono il nastro degli ultimi giorni di vita del loro caro. Fino al tardo pomeriggio del Primo maggio. Stavano lavorando nel loro bar ristorante, La Pinetina a Vada, quando l'uomo si accascia terra. Accusa dolori al petto. E inizia a piangere. La moglie lo carica in auto e lo porta di corsa al pronto soccorso. E da qui esce il giorno successivo con una diagnosi che parla di sintomi influenzali uniti a uno stato ansiogeno.

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«Nella sala di attesa del medico di famiglia poco dopo essersi seduto ha iniziato a tremare ed è caduto a terra». A ricostruire quei drammatici momenti è la figlia Jennifer. La signora Tina non riesce a dar voce a quanto è stata testimone. «Subito è stata chiamata l’ambulanza e a prestare i primi soccorsi sono stati i medici che si trovavano in ambulatorio, i dottori Antonella Rossi, Enrico Topini e Massimo Pallesi – dice –. Gli hanno praticato il massaggio cardiaco. Saranno passati quindici minuti ed è arrivata l’ambulanza della Pubblica assistenza. Ma quando mio padre è ginto all’ospedale non c’era più niente da fare». La morte di Mario Paolo Pardo, originario di Niscemi ma da anni residente a Cecina, risale alle 19,30 del 4 maggio. Per anni la famiglia Pardo ha gestito la gelateria Firenze a Vada, fino alla scelta di spostarsi sul mare prendendola gestione della Pinetina.

È servita una notte insonne e di dolore alla moglie Tina e ai figli per prendere la decisione di suonare alla porta dei carabinieri della stazione di Cecina. Assistiti dall’avvocato Paolo Porciani hanno presentato l’esposto denuncia con cui chiedono di far luce sull’operato del pronto soccorso di Cecina. Su quel ricovero con dimissioni della mattina del 2 maggio. «Mio padre ha continuato nei giorni successivi ad accusare dolori al petto».

Che cosa è accaduto in quelle ore di ricovero al pronto soccorso? La diagnosi è stata corretta rispetto ai sintomi dichiarati dall’uomo e al suo quadro clinico? Sono stati fatti gli accertamenti previsti dal protocollo sanitario? Le domande a cui la famiglia Pardo si aspetta di trovare una risposta convincente sono queste e molte altre. «Chiediamo giustizia, soprattutto per nostro padre».

Jennifer Pardo rispolvera una memoria che è dolore vivo. «Non sappiamo ancora quando potremo fare il funerale perché la salma è a disposizione del magistrato che deve decidere per l’autopsia». E ancora: «Quando la mattina del 2 maggio è uscito dall’ospedale mio padre continuava ad avere dolore. In questi giorni non lo lasciavamo solo a casa».

Che cosa è accaduto il 4 maggio? «Mia madre ha chiamato il medico curante per una visita per sciogliere i dubbi su quel malessere continuo di mio padre. Quando il medico è venuto era solo e stava facendo la doccia per cui non ha sentito suonare alla porta. Mia madre si era assentata per mezzora e appena tornata ha trovato il biglietto lasciato dal medico, perciò ha deciso di portare mio padre in ambulatorio».

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