Sicurezza
Rapinatrice a 50 anni «Avevo perso il lavoro»
Dopo due mesi di indagini è stata arrestata la donna che prima ha tentato il colpo in una banca a Livorno e poi ha derubato le Poste di Marina di Cecina
LIVORNO. Agli agenti che ieri mattina all’alba l’hanno arrestata nella sua casa di Lucca, ha cercata di giustificare la trasformazione che in pochi mesi ha portato una donna di 50 anni, madre di un figlio adolescente, ad impugnare una pistola, seppur giocattolo, ed entrare prima alla filiale del Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, in via del Mare a Livorno, e poi all’ufficio postale di Marina di Cecina, con l’obiettivo di rapinarli.
«Da qualche tempo - ha detto Stefania Lotti, cecinese di origini e ora in carcere - attraversavo un momento economicamente difficile perché avevo perso il lavoro. Così, per aiutare mio figlio ad andare avanti, ho pensato di rapinare una banca ma non ci sono riuscita. Ecco perché due settimane dopo ho provato con le Poste di Marina».
Quella scoperta dagli agenti della squadra mobile e dai colleghi del commissariato di Cecina coordinati dal pubblico ministero Antonio Di Bugno, è una storia esemplare per spiegare, senza poterli giustificare, i meccanismi e le radici che disegnano i nuovi confini della criminalità: improvvisata, disperata, pericolosa. A dare il via all’indagine, all’indomani del secondo colpo, la testimonianza chiave del direttore dell’ufficio postale di Marina di Cecina.
Il 26 marzo scorso, infatti, la donna è fuggita con qualche centinaio di euro dopo aver minacciato una cassiera, ma quando è salita in auto, chi la stava guardando mentre fuggiva via con appena 600 euro in tasca ha avuto il tempo di memorizzare parte del numero di targa. È da questo particolare che gli investigatori sono riusciti a risalire prima alla sequenza alfanumerica completa della targa e da questa al proprietario. L’uomo, qualche giorno dopo è stato convocato in Questura. «Sì – ha risposto quando gli hanno chiesto conto della macchina – quella è la mia auto, ma oltre a me la usa anche la mia compagna».
Donna, 50 anni: l’identikit che corrispondeva alla persona ricercata. È venuto fuori così il nome di Stefania Lotti. E le sue foto sono cominciate a scorrere sui video della Questura e confrontate con quelle della sagoma che in due settimane aveva tentato, in un caso riuscendoci, di rapinare le due filiali.
«La perquisizione a casa della donna - spiega chi ha condotto l’inchiesta - ha consentito di completare il mosaico investigativo. A cominciare da due elementi decisivi: l’arma usata per minacciare i dipendenti e i capi d’abbigliamento indossati dalla rapinatrice durante i colpi». Ma oltre a recuperare le prove, gli inquirenti hanno scoperto anche il trucco attraverso il quale la cinquantenne ha tentato goffamente di sviare le indagini.
«Lo stratagemma utilizzato dalla donna per confondere i testimoni e eludere le investigazioni era semplice - rivelano dalla Questura - dopo la rapina all'ufficio Postale di Marina di Cecina accortasi di essere stata scoperta e forse anche di essere stata ripresa dalle telecamere è uscita dai locali dell'ufficio postale per non farsi riconoscere ha indossato il giubbino, poi ritrovato all'interno della sua abitazione, rovesciato mostrando la parte interna con la fodera di colore arancione invece che la parte esterna di colore verde».
Per questo motivo, uno dei testimoni, sviando involontariamente le indagini nella loro fase iniziale, ha descritto la donna vestita da un giubbino di colore arancione acceso. Solo dopo essere entrati in possesso del capo d’abbigliamento gli investigatori hanno quindi capito il trucco.
Nel corso della perquisizione a casa della rapinatrice improvvisata, i poliziotti hanno ritrovato anche la pistola usata per minacciare clienti e dipendenti: una pistola giocattolo, sprovvista del tappo rosso, con caricatore estraibile.
Ma chi se l’è trovata davanti e ha avuto paura non sapeva che fosse innocua. E nemmeno che quella fosse una rapinatrice disperata.
@fedelazzotti
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