Il Tirreno

la prospettiva

di Manolo Morandini

CECINA. È stato un inquilino scomodo durante la Pasqua e marcherà la spiaggia di Marina di Cecina anche nel ponte del Primo maggio. Oltre all’ingombro, però, non produrrà nessuno degli effetti che...

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CECINA. È stato un inquilino scomodo durante la Pasqua e marcherà la spiaggia di Marina di Cecina anche nel ponte del Primo maggio. Oltre all’ingombro, però, non produrrà nessuno degli effetti che avrebbero giustificato i disagi di queste settimane. Il tubone lungo un chilometro, steso per sversare la sabbia pescata dalla darsena vecchia del Porto, a giorni sarà smontato. Il ripascimento salta. Rinviato all’autunno.

A bloccare l’operazione a cui la Porto di Cecina, che avrebbe dovuto fornire la sabbia, e la Provincia di Livorno lavorano da mesi sarebbe un intreccio di cause. La burocrazia, che ha allungato i tempi per i permessi necessari al cantiere, e l’indisponibilità di spazi in discarica per i conferimento dei fanghi di risulta dal dragaggio del primo strato di fondale della vecchia darsena. Risultato: una figuraccia.

«Non ci sono i tempi tecnici per completare l’operazione senza intaccare l’avvio della stagione balneare – dice il presidente della Porto di Cecina Giuliano Matteoli –. Il limite temporale è il 25 maggio. Da qui la scelta di rinviare il dragaggio della darsena all’autunno». E aggiunge: «Nessuno ha colpe specifiche, si tratta di complicazioni dovute alla complessità del lavoro».

Un corto circuito. Si spendono migliaia di euro per la posa del maxi tubo, venti le giornate di lavoro impiegate con operai e ruspe sul litorale di Marina, e per l’arrivo del pontone “Mario” per l’escavo in darsena, arrivato in porto trainato da due rimorchiatori. Per mesi si lavora all’ottenimento dei permessi. Però nessuno sembra essersi preoccupato, prima di muovere i materiali, di quale destinazione dare ai fanghi. Quelli che avrebbero escavato sarebbero dovuti finire in una vasca impermeabile per il deposito temporaneo e l’ossidazione. Ma nella stessa vasca ci sono ancora quelli del dragaggio eseguito lo scorso anno.

«Ci siamo rivolti agli impianti specializzati da La Spezia a sud di Grosseto – sostiene Giuliano Matteoli –, ma sono tutti saturi e per adesso non ritirano altri materiali. I fanghi vengono trattati e avviati a nuovi impieghi industriali».

Già nelle scorse settimane il presidente della Porto di Cecina sottolineava «un ritardo di circa tre mesi, dovuto ai tempi necessari per le autorizzazioni. Del resto, non si tratta di un escavo a terra e le cautele operative sono soprattutto orientate ai riflessi ambientali dell’operazione». Il materiale dragato ha tre diverse destinazioni, in base alla qualità. Nella prima fase avrebbe dovuto essere trasportato nella vasca impermeabile per il deposito temporaneo dei fanghi. Lo strato intermedio, invece, di tipo argilloso al termine delle operazioni sarà di nuovo collocato sul fondale. Mentre la parte sabbiosa, lo strato più profondo, verrà impiegata per il ripascimento del litorale di Marina.

Un effetto a catena. Saltano il dragaggio e la possibilità di montare i pontili nella darsena vecchia, peraltro dati in arrivo a breve. «Abbiamo un centinaio di barche che devono arrivare e per le quali stiamo studiando delle soluzioni perché non potremo accoglierle per come avevamo pianificato».

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