Il Tirreno

IL CASO

Prepara un tariffario per far copiare i compiti

Paolo Federighi
Il tariffario preparato dallo studente
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Il tariffario preparato dallo studente

San Vincenzo: prezzi messi a punto da uno studente delle medie scoperti dalla professoressa d’inglese. Stufo delle continue richieste d’aiuto dei compagni, ha deciso di provare e guadagnarci

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SAN VINCENZO. Vuoi copiare? Nessun problema: se vuoi un messaggio con foto della lezione già fatta dammi 4 euro, se vuoi prendere la lezione per copiarla a scuola sono 3 euro, altrimenti puoi fare le fotocopie e ti costa 5 euro. Stufo di sentire i compagni chiedergli per mesi di copiare la lezione, un alunno delle scuole medie sanvincenzine ha deciso di guadagnarci: io lavoro e tu non fai niente, quindi se vuoi paghi. E l’ennesimo aiuto diventa all’improvviso idea per certi versi geniale e prestazione, un po’ come nel mondo degli adulti. A postare la foto del fazzoletto su cui l’alunno ha scritto il tariffario completo da applicare a chiunque gli chiedesse di nuovo di copiare la lezione è l’insegnante d’inglese alle locali scuole medie Rossella Billet, 58 anni.

Attraverso la docente possiamo ricostruire una sorta di mappa dell'arte di copiare ai tempi di Whatsapp, l’applicazione per smartphone che permette di condividere tra gli altri foto e messaggi. Sì, perché quasi tutto accade mediante Whatsapp, e ogni classe delle medie sanvincenzine ha il proprio gruppo in cui scambiarsi informazioni sulla scuola, comprese quelle che riguardano il copiare la lezione. «Lo abbiamo saputo da genitori e colleghi», dice Billet. Ma non ci si ferma qui: si copiano pure i compiti in classe. Poi però, al momento dell’orale, casca l’asino.

«Noi docenti – spiega – non possiamo perquisire come poliziotti gli alunni. Quindi, se uno dice che non ha il cellulare, ci crediamo. Ci sono quelli che il cellulare lo consegnano spontaneamente, quelli che non ce l’hanno davvero e quelli che mentono per poi poterlo usare, senza essere scoperti da noi, per fotografare il compito e inviarne la foto a chiunque possa dargli una mano. Oppure per cercare sul web le soluzioni. L’atto di copiare alla vecchia maniera, ossia da quaderno a quaderno, accade all’esterno della scuola, ma è sempre più raro. Almeno – ironizza la docente – prima per copiare ci si doveva recare a casa del compagno per convincerlo e per prendere il quaderno o annotarsi le cose su un foglio. Ora non c’è neanche più il contatto personale, tutto si fa seduti da casa propria, senza neanche sentire la voce dell’altro. Quasi una sensazione di onnipotenza legata alla tecnologia». Che aggiunge: «Ma al momento dell'interrogazione, la tecnologia non conta più niente ed è lì che cade l’asino e che si riesce a capire, anche a posteriori, chi ha copiato e chi no». Rossella Billet crede che l’autore del tariffario sul fazzoletto raggiungerà di certo uno dei suoi due scopi e che abbia in un certo senso capito come si vive: «Di sicuro – dice l’insegnante – raggiungerà uno scopo: o nessuno gli chiederà più di poter copiare o ci guadagnaerà facendosi pagare. È strano vedere come, dietro questo gesto, vi sia la consapevolezza, da parte di un adolescente, di come vivono gli adulti: il tempo è denaro, il lavoro va retribuito. Da parte dei suoi compagni che non studiano, non fanno la lezione e gli chiedono di copiarla, giunge un messaggio triste: che tutto si può comprare e che è giusto essere furbi anziché darsi da fare. È un fenomeno complesso e l’analisi va approfondita».

La tecnologia in mano agli adolescenti dagli 11 ai 14 anni può essere pericolosissima se non viene direttamente controllata dai genitori. «Sono ragazzi veramente figli del loro tempo – dice Billet –. Insegnando inglese, mi accorgo che il verbo “to save”, salvare, viene subito ricondotto al salvare una foto, un documento, una canzone e quasi mai al significato vero e proprio di salvare una vita. È sintomatico. Così com’è sintomatico vedere i selfie delle ragazzine di 12 o 13 anni con gli stessi abiti e atteggiamenti delle foto delle attuali dive della tv sul web. Dare uno smartphone a un ragazzino senza controllarlo è come far guidare un bolide a chi non ha la patente».

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