La manifestazione
Ospedale, torna il comitato
Cecina, accuse al sindaco di Cecina Samuele Lippi per i tagli: sapeva anche dell'ortopedia, non può far finta di nulla
CECINA. «No all'ospedale su due presidi. No a Cecina e Piombino insieme. Cecina deve rimanere il baricentro, l'ombelico della sanità livornese. Perché Livorno ha Pisa che si trova a 15 km, qui invece i servizi vanno mantenuti. Con l'ospedale unico andremo a perdere non solo l'ortopedia, ma anche tutta l'attività chirurgica».
Di fronte all'esplosione delle proteste di questi giorni sulle condizioni del pronto soccorso, ma anche di fronte a richiami promossi sui social network a ricostituire il comitato per la difesa dell'ospedale e della sanità pubblica, don Reno Pisaneschi ed Alessandro Tinti, rispettivamente presidente e coordinatore del comitato Pro Ospedale Bassa Val di Cecina, rompono il silenzio. Lo fanno per dire, in sostanza, che "il comitato non è mai morto", che anzi "siamo vivi e vegeti e se siamo stati in silenzio ciò non toglie che abbiamo continuato a lavorare e a monitorare la situazione".
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A parlare per il comitato, a nome anche di Pisaneschi, è Tinti: «Abbiamo la documentazione che attesta che quel che abbiamo detto alcuni anni fa si sta rivelando vero. Avevamo affermato che nel 2017 si sarebbe messa la prima pietra per l'ospedale di Riotorto, e si va in quella direzione. Avevamo detto che l'ospedale di Cecina si sarebbe trasformato in un grande Pronto soccorso con soltanto 60 posti letto. E ci siamo quasi. Ora diciamo che l'unione con Piombino può portare solo a nuovi tagli e a nessun vantaggio, anzi. Lo spiega bene il sindacato Fials». Il comitato attacca anche il sindaco che ieri è uscito pubblicamente invocando assunzioni, un primario al pronto soccorso ed il mantenimento nel presidio locale degli interventi ortopedici. «E' inutile - dice Tinti - che ora se la prenda con l'azienda Usl e dica no al trasferimento della chirurgia ortopedica a Piombino. Il sindaco è il primo responsabile di quello che sta accadendo oggi alla sanità cecinese. Da segretario provinciale della federazione del Pd sapeva e sa benissimo quello che sta accadendo oggi al nostro ospedale. Lui ha sempre assecondato Rossi nelle scelte e sa benissimo che unendoci con Piombino perderemo l'ortopedia. Ora la giunta regionale Rossi del Pd vuole smantellare Cecina. Lippi e la sua giunta comunale, anch’essa Pd, da che parte stanno? Con Rossi o coi cecinesi?».
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Dunque il comitato è pronto a ripartire nella sua lotta, accetta gli appelli di coloro che ne vogliono rilanciare l'azione. Ma Tinti avverte: «Vedo che tra chi firma certi appelli c'è gente che ha già fatto parte del comitato per poi andarsene. Una cosa deve essere chiara: non si accettano tessere di partito, poi ben vengano gli appelli. Quel che a me e Don Reno dispiace è il fatto che a Cecina in un anno passano 4 milioni di persone ed il nostro ospedale non è in grado di dare risposte adeguate. E' vergognoso che dopo 12 anni non si abbia ancora un Pal, atto di programmazione di politica sanitaria. E come se si costruisse una casa senza avere in ano un progetto. Ma forse non lo vogliono proprio perché sennò dovrebbero mantenere quello che c'è scritto. Ed invece vogliono continuare a togliere servizi». Che farà ora il comitato? Ieri mattina Tinti e don Reno Pisaneschi si sono incontrati, per ribadire che la protesta non ha perso forza. Anche se c’è chi sostiene il contrario.Chi non ha perso forza sono sicuramente i pazienti che invocano servizi migliori e stop alle lunghe attese.
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