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l’appello

«Senza lavoro e ora senza casa e il Comune non mi aiuta»

«Senza lavoro e ora senza casa e il Comune non mi aiuta»

ROSIGNANO. Storie di lavoro precario, qualche mansione pagata al nero, di quelle che non permettono di evadere puntualmente un affitto per lunghi periodi. E così ti ritrovi a dover salire le scale...

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ROSIGNANO. Storie di lavoro precario, qualche mansione pagata al nero, di quelle che non permettono di evadere puntualmente un affitto per lunghi periodi. E così ti ritrovi a dover salire le scale del Comune, bussare ad una delle stanze dei servizi sociali, per chiedere aiuto. Una casa, magari due stanze, dove poter trovare un po’ di tranquillità e vivere con il figlio. Ma di appartamenti disponibili non ce ne sono; l’edilizia popolare è ferma. Ormai da troppo tempo, a Rosignano come in Italia. Allora ti accontenti di una sistemazione temporanea anche in una roulotte, sperando che qualche cosa possa cambiare. Sperando in un lavoro. Poi arriva il residence ed infine un alloggio in una casa destinata solo alle donne. Fino a che non ti viene richiesta la chiave anche di questa pur precaria sistemazione. «Lunedì verranno e vorranno le chiavi di questa piccola dimora. Ma io dove vado?». L’appello disperato è di Giuseppina di Mauro, 40 anni, che cinque anni fa si è trovata senza casa. Da lì è iniziato il suo percorso fatto di ansie per trovare un lavoro, per vivere con il proprio figlio, un ragazzo di 21 anni. Ha vissuto una vita che lei stessa definisce “particolare”. Cinque anni fa «per vicende personali mi sono ritrovata senza casa – racconta – il Comune mi aveva dato un appartamento in un residence della zona. Da lì trasferimento in una roulotte. Poi nuovamente nel residence, dove ho iniziato a lavorare pagandomi da sola l’affitto». Un lavoro che è durato per un breve periodo. «Terminati i soldi sono tornata in Comune per chiedere nuovamente se avevano la disponibilità di un piccolo appartamento. Ma niente di fatto. Ho trovato ancora lavoro in un bar della zona dove sono rimasta dal 14 gennaio 2013 fino al 14 dicembre dello stesso anno e nel frattempo mi sono ritrovata una sistemazione. È finita male – dice Giuseppina di Mauro - con una vertenza sindacale. Da lì, uno sfratto per morosità, l’intervento dei servizi sociali, degli addetti del Comune, dell’ufficiale giudiziario. Per un mese mi hanno trovato ancora una sistemazione in uno degli appartamenti per sole donne. Ma io ho un figlio di 21 anni. Dove lo sistemo? Lunedì è scattato il mese, hanno detto che torneranno a riprendersi la chiave. Ma dove vado?» Poi esplode la rabbia; una rabbia che scaturisce dalla disperazione e che spesso contrappone la propria situazione con quella di altre donne che hanno gli stessi bisogni, ma che arrivano da altri Paesi. «Proprio in questi giorni – continua Di Mauro - sono venuta a sapere che una donna di colore avrà un appartamento in una casa popolare. Perché a lei sì e a me non trovano una sistemazione? Mi sono sentita appellare come razzista, ma sono una persona, un’italiana con un figlio; mi sono data sempre da fare e ora mi trovo in difficoltà». I toni si placano, ma non l’ansia di rimanere senza un tetto: «Chiedo semplicemente un luogo, un appartamento anche piccolo dove poter vivere tranquilla. Non ho un lavoro fisso ma solo saltuario, non posso garantire l’affitto tutti i mesi. Chiedo un aiuto».

Alessandra Bernardeschi

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