Sicurezza
«Il boom della Lega? No, solo l’effetto Salvini»
Il centrodestra s’interroga dopo il pienone al Moderno: «A noi manca un leader» Il segretario di F. Italia: «Divisi, un peccato, ma loro non hanno temi del territorio»
CECINA. C’è una lettura, la più scontata, che spiega gli oltre 700 presenti in platea al Moderno per Salvini in una chiave - diciamo così - sociologica: l’effetto di un big nazionale, un incantatore dialettico, un consumato navigatore dei talk show televisivi. Un successo, dunque, perché legato al nome e all’appeal comunicativo dell’ “altro Matteo”. Poi c’è una seconda lettura, che prova a scavare più a fondo e che spiega il bagno di folla del padano a Cecina come un segnale. Un segnale che “qualcosa sta cambiando anche nel Granducato toscano”. Che tanti scontenti, a destra ma anche a sinistra, sono pronti a cambiare bandiera. A provarci.
Nel mezzo c’è un centrodestra diviso in mille rivoli, confuso e infelice, in cerca di una precisa identità e di un leader nuovo dopo il tramonto del Cavaliere. Un centrodestra spezzettato anche a Cecina (pensiamo ai gruppi in consiglio)che guarda con attenzione al fenomeno Salvini più che alla Lega sbarcata in Toscana. Paolo Barabino, capogruppo azzurro in consiglio e segretario provinciale di Forza Italia, spiega così gli oltre 700 al Moderno: «Mi sembra normale che martedì al cinema ci fosse un simile afflusso perchè era pur sempre presente un big della politica nazionale, dal grande effetto mediatico dal momento che è colui che colleziona pià presenze in Tv». «Mi dispiace che il centrodestra non si presenti unito a questo appuntamento perché uniti potevamo veramente portare Rossi al ballottaggio».
«E’ un centrodestra orfano di un leader - spiega Francesco Villani, ex Alleanza Nazionale ed ex consigliere di Fratelli d’Italia - e frazionato in una miriade di partiti e partitini». Villani, uomo di destra, si dice deluso anche dall’esperienza col partito della Meloni e guarda con attenzione al fenomeno Salvini anche se si definisce “un libero battitore”: «E’ uno che parla alla pancia della gente», dice. «Ha ragione quando racconta di quanto ci costa la politica di accoglienza. E’ lo stesso principio per cui come faccio io a contraddire uno sfrattato che assisto se lui vede che gli immigrati che arrivano e vanno in albergo?» E aggiunge: «Cecina ha bisogno di una spinta, spinta che Forza Italia ha esaurito, e Salvini è in grado di poterla dare».
Anche Benito Gragnoli, ex consigliere provinciale azzurro e consigliere comunale a Castagneto, da sempre vicinissimo all’ex ministro Matteoli, è d’accordo sul fatto che “Salvini è un comunicatore che sa parlare alla pancia della gente”. «Ma un conto è prendere i voti facendo leva sul malcontento di tanti italiani, un conto è avere una proposta di governo». «Io poi resto un nazionalista convinto e non voterò mai un partito come la Lega che di nazionale non ha niente».
Non la pensa così Dario Marzini, ex azzurro ra nella lista civica Insieme con Lorenzo Gasperini, il candidato leghista locale: «Salvini ha il merito di aver sdoganato la Lega anche al sud. E a Cecina ha fatto bene grazie anche all’impegno del mio amico Lorenzo». Perché tanta gente al Moderno? «Perchè è il leader che sta colmando il vuoto totale che c’è nel centrodestra».
Così, anche Lucia Castellacci (Forza Italia) riconosce interesse per le politiche nazionali della Lega, ma avverte: «A livello regionale non c’è esperienza sulle tematiche del territorio. Per la Toscana l’uomo giusto è Stefano Mugnai che mi ha sostenuto anche in tante battaglie per la difesa della sanità in bassa val di Cecina» . Fermamente convinto della bontà della scelta di Mugnai il segretario provinciale Barabino (“E’ stato l’anti-Rossi sulla sanità”). Anche lui ritiene la Lega Nord poco radicata sul territorio e quindi lontana dai grandi temi della Toscana.
«Non dimentichiamoci, poi - rammenta - che nel 2010 la Lega portò in Regione cinque consiglieri. Cosa è successo dopo e che ne è rimasto lo sappiamo».
Più che preoccupazione, in casa Forza Italia, c’è attenzione e rammarico per le divisioni ed un accordo che con la Lega è sfumato. «Anche se no n riesco ad immaginare come si possa fare una riforma fiscale applicando un’aliquota generale del 15%. Ne credo che la questione dei profughi si risolva con il blocco navale. Il problema è non farli partire».
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