Il Tirreno

Salvini come una star in una Cecina blindata

di Andrea Rocchi
Salvini come una star in una Cecina blindata

700 persone al comizio: «Proviamo a prenderci la Toscana»

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CECINA. L’inconografia è quella classica, l’altro Matteo non cambia copione. Così quando tira fuori l’immancabile felpa blu col logo Cecina la platea del Moderno s’infiamma. Fuori dal cinema (il palacongressi è ritenuto inadatto vista l’affluenza), va in scena la contestazione. Pacifica, annunciata. «Fuori i razzisti e i fascisti dalla città. Sì al lavoro per tutti», campeggia su uno striscione prima piazzato in corso Matteotti poi spostato fin sotto il teatro della manifestazione. Volantini, slogan, bandiere rosse e Bella Ciao. Sono i militanti dei Carc (comitato di appoggio alla resistenza comunista) e gli antagonisti di sinistra. In una città blindata come mai visto prima, con un dispiegamento di forze dell’ordine degno di un derby all’Olimpico, la Lega Nord padana prova a bersi un po’ di Granducato tentando quell’operazione di “decomunistizzare la Toscana” già cercata, senza successo, da Silvio Berlusconi.

Matteo Salvini è la guest star, applauditissimo. Entra alle 22,15 in un frastuono di slogan e invettive tutte cromatiche sulla “rossa regione che si tinge di verde”. Dentro al Moderno si contano circa 700 persone. Che hanno appena ascoltato la carrellata elettorale dei candidati toscani, impazienti di vedere dal vivo quello che il centrosinistra considera l’uomo dei talk show. Il ritardo - spiegherà Salvini - è dovuto alla registrazione per la puntata di Porta a Porta. Prima la cena a Marina, al Tornese, coi candidati e l’entourage. Con tanto di taglio della torta di augurio insieme a Lorenzo Gasperini, il civico cecinese ex berlusconiano folgorato sulla via di Alberto da Giussano. E da buon padrone di casa, Gasperini, dopo aver ringraziato gli amici delle liste civiche che liberamente hanno partecipato alla serata, parte all’attacco di chi non voleva questo comizio. «I fascisti sono loro - grida - quelli che non voglio farci parlare, che vogliono zittirci». Poi dopo un minuto di spot per tutti, tocca a Claudio Borghi, candidato governatore della Lega in Toscana, presentare Salvini. Non prima di aver tuonato contro chi (il Pci prima, poi il Pds, Ds e Pd oggi) “tiene ostaggio questo bellissimo territorio da troppi anni” .

Finalmente tocca a Salvini che prova ad infiammare la platea. Va dritto alla pancia della gente. Attacca i contestatori: «Si chiamano comitati di appoggio alla resistenza comunista. Questa è gente che va ricoverata, deve farsi vedere da un medico, ma uno buono», dice. «In democrazia devono farci parlare. Se vogliono dire la loro, domani noleggiano questo teatro e parlano ai loro simpatizzanti di come provare a far risorgere il comunismo». Poi, dopo aver raccontato del suo siparietto con il ministro della Difesa Pinotti a Porta a Porta («non gli darei neppure la difesa del parco giochi di Cecina» ironizza) e con monsignor Montenegro vescovo di Agrigento sull’accoglienza ai profughi (“una persona normale prova a costruire strade ed ospedali in Africa”), affonda contro il governo Renzi. «I cattivi non siamo noi - urla - il cattivo è Renzi che fa i minuti di silenzio mentre in fondo al mare ci sono 5mila morti. I cattivi sono quelli che danno hotel a 4 stelle non a profughi ma a clandestini quando le nostre famiglie fanno la fame».

Critica il Pd arrovellato attorno “alla legge elettorale di cui non frega nulla a nessuno”. Dice di aver chiesto un incontro al presidente Mattarella per approvare una legge che cancelli “l’infamità della legge Fornero”. Ribadisce in minispot la ricetta fiscale padana: «Cancelliamo gli studi di settore che uccidono i piccoli imprenditori. Subito un’unica aliquota fiscale al 15% ed allora si, chi sgarra, in galera, ma no ad uno stato che fa terrorismo fiscale”. Una stoccata sull’etica (riproposta la sacralità della famiglia), prima dell’ultimo bagno di folla mentre fuori polizia e carabinieri in assetto antisommossa sorvegliano i contestatori e qualche curioso di passaggio.

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