Il Tirreno

CECINA

Centrodestra diviso e Salvini fa il pieno

Andrea Rocchi
Paolo Barabino (in piedI) in aula consiliare durante la passata legislatura
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Paolo Barabino (in piedI) in aula consiliare durante la passata legislatura

Dopo gli oltre 700 al cinema Moderno parlano i politici locali: "Lui un trascinatore ma la Lega non sfonda"

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CECINA. C’è una lettura, la più scontata, che spiega gli oltre 700 presenti in platea al Moderno per Salvini in una chiave - diciamo così - sociologica: l’effetto di un big nazionale, un incantatore dialettico, un consumato navigatore dei talk show televisivi. Un successo, dunque, perché legato al nome e all’appeal comunicativo dell’ “altro Matteo”. Poi c’è una seconda lettura, che prova a scavare più a fondo e che spiega il bagno di folla del padano a Cecina come un segnale. Un segnale che “qualcosa sta cambiando anche nel Granducato toscano”. Che tanti scontenti, a destra ma anche a sinistra, sono pronti a cambiare bandiera. A provarci.
Nel mezzo c’è un centrodestra diviso in mille rivoli, confuso e infelice, in cerca di una precisa identità e di un leader nuovo dopo il tramonto del Cavaliere. Un centrodestra spezzettato anche a Cecina (pensiamo ai gruppi in consiglio)che guarda con attenzione al fenomeno Salvini più che alla Lega sbarcata in Toscana. Paolo Barabino, capogruppo azzurro in consiglio e segretario provinciale di Forza Italia, spiega così gli oltre 700 al Moderno: «Mi sembra normale che martedì al cinema ci fosse un simile afflusso perchè era pur sempre presente un big della politica nazionale, dal grande effetto mediatico dal momento che è colui che colleziona pià presenze in Tv». «Mi dispiace che il centrodestra non si presenti unito a questo appuntamento perché uniti potevamo veramente portare Rossi al ballottaggio».
«E’ un centrodestra orfano di un leader - spiega Francesco Villani, ex Alleanza Nazionale ed ex consigliere di Fratelli d’Italia - e frazionato in una miriade di partiti e partitini». Villani, uomo di destra, si dice deluso anche dall’esperienza col partito della Meloni e guarda con attenzione al fenomeno Salvini anche se si definisce “un libero battitore”: «E’ uno che parla alla pancia della gente», dice. «Ha ragione quando racconta di quanto ci costa la politica di accoglienza. E’ lo stesso principio per cui come faccio io a contraddire uno sfrattato che assisto se lui vede che gli immigrati che arrivano e vanno in albergo?» E aggiunge: «Cecina ha bisogno di una spinta, spinta che Forza Italia ha esaurito, e Salvini è in grado di poterla dare».
Anche Benito Gragnoli, ex consigliere provinciale azzurro e consigliere comunale a Castagneto, da sempre vicinissimo all’ex ministro Matteoli, è d’accordo sul fatto che “Salvini è un comunicatore che sa parlare alla pancia della gente”. «Ma un conto è prendere i voti facendo leva sul malcontento di tanti italiani, un conto è avere una proposta di governo». «Io poi resto un nazionalista convinto e non voterò  mai un partito come la Lega che di nazionale non ha niente».

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Non la pensa così Dario Marzini, ex azzurro ra nella lista civica Insieme con Lorenzo Gasperini, il candidato leghista locale: «Salvini ha il merito di aver sdoganato la Lega anche al sud. E a Cecina ha fatto bene grazie anche all’impegno del mio amico Lorenzo». Perché tanta gente al Moderno? «Perchè è il leader che sta colmando il vuoto totale che c’è nel centrodestra».
Così, anche Lucia Castellacci (Forza Italia) riconosce interesse per le politiche nazionali della Lega, ma avverte: «A livello regionale non c’è esperienza sulle tematiche del territorio. Per la Toscana l’uomo giusto è Stefano Mugnai che mi ha sostenuto anche in tante battaglie per la difesa della sanità in bassa val di Cecina» . Fermamente convinto della bontà della scelta di Mugnai il segretario provinciale Barabino (“E’ stato l’anti-Rossi sulla sanità”). Anche lui ritiene la Lega Nord poco radicata sul territorio e quindi lontana dai grandi temi della Toscana.
«Non dimentichiamoci, poi - rammenta - che nel 2010 la Lega portò in Regione cinque consiglieri. Cosa è successo dopo e che ne è rimasto lo sappiamo».
Più che preoccupazione, in casa Forza Italia, c’è attenzione e rammarico per le divisioni ed un accordo che con la Lega è sfumato. «Anche se no n riesco ad immaginare come si possa fare una riforma fiscale applicando un’aliquota generale del 15%. Ne credo che la questione dei profughi si risolva con il blocco navale. Il problema è non farli partire».

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