Il Tirreno

Cecina la capitale del gioco d’azzardo

di Manolo Morandini

L’associazione Libera suona il campanello d’allarme e mette in luce la presenza di slot e il valore delle giocate

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CECINA. Un conto salatissimo. Una stima, e in quanto tale da prendere con il beneficio d'inventario. Ma è più probabile che la cifra di 54 milioni di euro sia approssimata per difetto. Questo il totale di quanto nella Costa degli etruschi viene fatto scivolare negli ingranaggi luminosi delle videolottery. A far di conto sono i volontari di Libera del presidio di Castagneto Carducci e San Vincenzo su un totale di nove comuni, da Livorno a Piombino, sulla scorta delle informazioni fornite dai Monopoli di Stato e dalla Guardia di finanza. A balzare agli occhi è il primato in negativo di Cecina: una macchinetta ogni 127 residenti a fronte di giocate medie annue per abitante di 214,88 euro che portano il conto totale a 6 milioni di euro.

«I dati riguardano solo gli apparecchi elettronici e non rendono quindi la portata di incidenza di altre modalità di gioco, per esempio bingo, lotterie istantanee, lotto, superenalotto», sottolinea Stefania Eusebi che per il presidio di Libera ha curato l’analisi statistica. L’associazione, che è in prima linea nella lotta al gioco d’azzardo patologico, accende i riflettori su un fenomeno che sfugge al controllo delle amministrazioni locali. In concreto, la normativa prevede la Scia d'inizio attività (Segnalazione certificata di inizio attività) al Comune solo per le sale gioco ma per l’installazione di apparecchi per il gioco lecito all’interno di bar, ristoranti, edicole, tabacchi o altre attività commerciali è sufficiente una comunicazione perché il rapporto dell’esercente è esclusivamente con i Monopoli. «Il numero di slot è vincolato solo a un fattore di rapporto numerico e spazi disponibili».

Le geografia del gioco d’azzardo lecito, circoscritta alle sole videolottery, è il prodotto di semplici operazioni sui dati forniti dai Monopoli, sul numero di macchinette installate nei vari comuni, e i dati forniti dalla Guardia di finanza in merito alla raccolta del gioco. Il tutto raffrontato con il numero degli abitanti. Si scopre così che se a Livorno il valore delle giocate medie annue di 32,5 milioni di euro è il più alto tra i nove comuni indagati, a Cecina va il primato del valore delle giocate medie per abitante 214,88 euro contro il dato del capoluogo di provincia di 202,77 euro. «Sono valori indicativi e come tali vanno presi», viene sottolineato più volte.

«La nostra non è una campagna proibizionistica, ma di difesa dell'individuo – affermano Eusebi –. Non si parla di limitazione del gioco d’azzardo, ma di gioco consapevole. Un’iniziativa paragonabile alla campagna contro il fumo: ci sono ancora fumatori e non sono illegali. Lo Stato ha semplicemente riconosciuto la necessità di tutela e difesa della salute dell’individuo». Perché questa attenzione sulle slot? «In misura proporzionale alla crescita del settore sono aumentati i costi sanitari, sociali, relazionali e legali del gioco d’azzardo: in mancanza di rilevazioni e ricerche epidemiologiche precise i giocatori patologici o ad alto rischio di dipendenza sono stimati in circa un milione. Molte inchieste della magistratura e alcune indagini economiche tendono a evidenziare non solo che il business del gioco d’azzardo costituisce un interesse specifico di infiltrazione delle grandi organizzazioni criminali, ma che l’espansione del gioco d’azzardo legale non contiene, ma alimenta a sua volta quello illegale. Esiste, inoltre, un nesso molto stretto tra gioco d’azzardo ed usura».

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