Il Tirreno

SCUOLA

A colpi di terzine, il miglior dantista è cecinese

Michele Falorni
Lo studente liceale del Fermi Samuele Bianchi
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Lo studente liceale del Fermi Samuele Bianchi

Studente del Fermi vince prestigioso concorso letterario

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CECINA. Conosce la lingua di Dante Alighieri come l’italiano, al punto da scriverla come fosse un tema. Samuele Bianchi da Venturina, quinta liceo classico al “Fermi”, ha vinto il concorso apocrifo dantesco anacronistico bandito dall’istituto “San Gregorio Magno” di Reggio Emilia, e nei giorni scorsi, tra gli applausi dei compagni di classe, ha ritirato il premio. Il protagonista di questa storia è un ragazzo simpatico, altruista, con il cellulare chiuso nello zaino insieme al vocabolario di latino.

Ma il suo primo amore era e resta la letteratura. Non spaventi il tema della competizione, anche se l’argomento è da specialisti. La Divina Commedia non è un testo qualunque e, per conoscerla del tutto, non basta studiarla. Va approfondita bene. Samuele, però, ha dimostrato agli altri partecipanti, alla giuria e a se stesso di saperne più di tutti, calando uno dei suoi autori preferiti – Torquato Tasso – nel cielo di Mercurio nel quinto canto del Paradiso. Scrivendo in endecasillabi e terzine, ossia nella lingua del poeta fiorentino. Un’operazione da cultori della materia, viste le difficoltà legate alla struttura delle frasi e alla scelta delle parole. Bianchi ha aperto il quaderno, si è immaginato Dante ed ha contestualizzato così bene l’incontro da lasciare stupefatti i giurati che ne hanno commentato il testo. «Sono appassionato di letteratura – dice sorridendo – e non sono nuovo al metro e alla lingua classica italiana. L’esperienza mi ha aiutato».

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Di sicuro, ma qual è il motivo che lo ha spinto? “Semplice: la voglia di scrivere, sentivo di doverlo fare”. Dalle pagine bianche sono usciti 61 versi, 10 terzine più un verso di chiusura. Quanto richiesto dal bando di concorso, che al vincitore ha fruttato 100 euro e tanti complimenti. Ad attendere lui e i suoi inseparabili compagni, a giugno, ci sono gli esami di maturità. E dopo? «Proseguirò con lettere classiche a Pisa – afferma – poi vedremo. Non nascondo che mi piacerebbe insegnare». Intanto, quando non sfoglia i sacri testi, gioca a tennis, ascolta musica rap italiana e americana, studia poco (parole sue) e si diverte con gli amici. In classe i complimenti sono fioccati, perché non capita tutti i giorni di trovarsi nel banco accanto un fuoriclasse della penna. «Mi piace imparare, ma non studiare».

Come ogni adolescente, Samuele coltiva un sogno. “Farmi capire dalla gente, come persona e come poeta. L’esame di stato? Non mi spaventa: i voti sono numeri, le soddisfazioni sono altre”. A proposito: tra le mille cose scritte, affiorano le poesie. Una è un’elegia di Cenerentola, un’altra è dedicata alla sua musa. Chi sia, non c’è modo di saperlo. Sulla porta, la professoressa di lettere Fiorella Creatini sorride. “Ha fatto tutto da solo, coltivando nel tempo la passione personale”. Lo avevamo capito. Lui, intanto, scrive in rosso un poema ispirato dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Un personaggio che avrebbe frequentato volentieri.
 

 

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