Il dolore
Meno alberi più nidi artificiali
L’impegno contro la scomparsa delle cavità scelte dalla ghiandaia marina
CECINA. Aspettando che una coppia di cicogna bianca si posi sul nido attrezzato dalla Forestale, in un’area aperta della Riserva naturale del Tombolo di Marina di Cecina, si fabbricano altre case. Sei in tutto quelle ricavate dal recupero di alcuni tronchi di cipresso che sono destinate a coppie di ghiandaia marina dalle piume cobalto. In zona sono attesa tra maggio e giugno.
Non resta che attendere, confortati dalla certezza che pochi chilometri più a sud nell’Oasi Wwf padule di Bolgheri le coppie da qualche anno hanno messo su casa e si riproducono con successo. E l’ambiente dei Tomboli in buona parte è simile. La costruzione dei nidi avviane all’interno della falegnameria della Forestale, in zona Mazzanta. Con i tronchi si fabbricano le pareti, mentre per la facciata vengono impiegate delle tavole di larice che arrivano dai colleghi che operano nella foresta di Vallombrosa. Solo le minuterie si acquistano. E le dimensioni sono frutto di un attento studio. «La ghiandaia marina è una specie in leggero aumento – spiega Fausto Fabbrizzi, funzionario del comando provinciale della Forestale di Livorno –.Però nidifica all’interno delle cavita degli alberi e queste si fanno sempre più rare perché a venir meno sono proprio le piante di grandi dimensioni».
Individuate le zone aperte i sei nidi sono in fase di collocazione. Vengono infissi su pali di castagno a un’altezza di circa sei metri. Un escamotage per assecondare le preferenze della ghiandaia marina, simulando per quanto possibile le condizioni di una cavità in un tronco. «Il foro d’ingresso nel nido ha un diametro di 6 centimetri ed è protetto nella circonferenza con del rame altrimenti altre specie, come il picchio verde, potrebbero insediarsi allargandone la dimensione».(m.m.)
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