Il Tirreno

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In 700 finiscono nelle fototrappole

di Manolo Morandini
Una veduta della Riserva dei Tomboli di Marina di Cecina
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Una veduta della Riserva dei Tomboli di Marina di Cecina

Cecina, i risultati del censimento della Forestale dello Stato sulle specie animali presenti nella Riserva dei tomboli di Marina di Cecina

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CECINA. Lo sguardo è in camera. Gli occhioni neri sono interrogativi. C’è un intruso tecnologico tra gli arbusti. L’impulso alle zampe consiglia cautela. Il capriolo fa un rapido scatto indietro e si allontana dal suo abituale percorso. Serviranno giorni prima di prendere confidenza con quell’innocuo intruso. A documentarlo è la serie di filmati registrati dalle fototrappole installata dalla Forestale dello Stato di Cecina. Siamo all’interno della Riserva naturale biogenetica dei Tomboli di Cecina. E quell’occhio elettronico in un anno di attività ha catturato foto e video che rivelano una natura che non ti aspetti.

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Una lingua di verde lunga quindici chilometri. Nei tratti dove si fa più larga non supera i 600 metri. A nord e a sud della foce del fiume Cecina e dell’abitato di Marina. In tutto l’estensione è di circa 430 ettari. Un paesaggio piatto, interrotto in orizzontale da rivoli d’acqua e zone umide e in verticale da dune che in alcuni tratti raggiungono i sette metri sul livello del mare. «Un’indagine sistematica di questa portata non era mai stata fatta – dice il comandante della Forestale dello Stato di Cecina Massimo Celati –. A meravigliare è la ricchezza di specie, soprattutto perché siamo in un’area fortemente urbanizzata». E aggiunge: «I risultati saranno utilizzati per orientare la nostra attività di gestione: si parte dalle esigenze delle specie animali per garantirne la loro permanenza e l’arricchimento nell’ottica di aumentare la biodiversità attraverso i diversi habitat che caratterizzano la riserva».

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Il personale della Forestale per piazzare la fotocamera a infrarossi con sensore che si attiva al passaggio ha seguito le tracce lasciate a terra per marcare il territorio. Del resto, lo si vede anche in una sequenza dove la protagonista è una martora. Ed è una presenza rara nella riserva. L’animale si guarda intorno, sembra accorgersi della fotocamera ma non le dà peso e fissa di nuovo i confini marcando l’’area con la pipì.
La presenza dell’uomo si avverte. Eppure, c’è uno spicchio inaccessibile: venti ettari nel Tombolo meridionale, il cosiddetto “Riservino”, in cui l’accesso è vietato ai non addetti ai lavori. Ed è qui che l’occhio elettronico si è sbizzarrito regalando ai forestali numerose immagini. C’è anche una sequenza che ha del romantico, ma è custodita gelosamente nell’archivio della caserma di via Roma. Però la si può raccontare. È notte. Nel raggio d’azione della fototrappola arriva un’istrice. Un attimo e l’obiettivo ne inquadra una seconda. I due animali sembrano sfiorarsi, gli aculei sono puntati verso il basso. Ci sono gli ingredienti del corteggiamento. E alla fine anche la capitolazione della femmina alle avance del maschio.

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Spulciando tra le 700 immagini si incrociano tra gli altri la martora, l’istrice, lo scoiattolo, il tasso, la faina, il capriolo, la volpe. «Mancano la puzzola, la donnola e la lepre ma tutto fa pensare che siano presenti», sottolinea il comandate Celati. Il censimento ha interessato anche i pipistrelli. In questo caso la Forestale si è servita di un rilevatore di ultrasuoni. «Ne abbiamo censite più specie anche se nella riserva non ci sono colonie riproduttive – spiega Celati –. Si tratta di un bio indicatore che rivela un ambiente sano o comunque poco inquinato».

L’indagine ha interessato anche le specie anfibie, dai tritoni al rospo smeraldino, tanto per citarne alcune. Ed i rettili: «Non è stata trovata eppure più volte è stata segnalata la presenza della vipera», dice Celati. Ma le sorprese maggiori sono arrivate alzando lo sguardo al cielo. Le specie censite sono 171 e tra queste il picchio verde, la cincia dal ciuffo, la verla piccola, aironi, gru, la ghiandaia marina e la beccaccia di mare. Ma anche rapaci dal biancone allo smeriglio all’albanella reale.

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