Gioco
Lo stilista cecinese che ha reinventato l’english style
Filippo Scuffi è direttore creativo della casa di moda Daks «Vivo in giro per il mondo, tornare a casa è una vacanza»
CECINA. L'eleganza inglese parla italiano. O almeno veste italian style. Merito anche di un cecinese, che dopo l'uscita delle collezioni donna primavera estate a Londra ha surclassato il gotha dello stile british e viene celebrato come una stella della moda. Filippo Scuffi, 44 anni, schietto e pragmatico, risiede a Cecina dove torna spesso dalla famiglia. Dal 2010 è direttore creativo di Daks, la casa di moda inglese nata a fine Ottocento e caratterizzata dal celebre quadretto divenuto sinonimo di british style. Infatti la casa reale, che serve in esclusiva, l'ha insignita di tre onorificenze. Un fatturato annuo di 900 milioni di euro, che Scuffi ha portato a 980. Del resto la sua carriera si è svolta tra Stati Uniti, Francia e Inghilterra creando collezioni per brand come Donna Karan, Jil Sander, Hermès fino all'arrivo in Daks nel 2005.In partenza per Giappone e Corea, lo incontriamo a Cecina. “Torno a San Pietro in Palazzi dalla mia famiglia appena posso – dice - mi piace il clima, il cibo, la gente. Vivo tra Milano, Londra e Cecina, dove ho la residenza. Tornare è una piccola vacanza, come un weekend in spa per ricaricarsi. Mi piace conservare la genuinità che ritrovo qui, mi permette di confrontarmi con la realtà, soprattutto dopo l’ubriacatura delle grandi metropoli. Fare colazione con la mamma, allenarmi col personal trainer e pranzare nelle trattorie è un tuffo nella normalità, fonte di energia e di vero piacere”.
Perchè ha lasciato l'Italia?
“Dopo aver frequentato l'istituto tecnico commerciale per due anni sono andato ad Harvard a studiare l'inglese. Poi mi sono iscritto all’Istituto di Psicologia della moda di New York e, tornato in Italia, ho insegnato psicologia dell'abbigliamento all'Istituto Europeo del Design di Roma”.
Come ha capito che la moda era la sua strada?
“È sempre stata una passione. Alla scuola di New York ho potuto capire aspetti importanti come la mia passione per la marina militare. Ho fatto il militare nel battaglione San Marco e volevo diventare ufficiale. Lì ho scoperto perché: mi piaceva l'eleganza e l'atmosfera di quello stile. Tornato in Italia mi chiamò un'azienda di Grosseto, la Mabro, che produceva per Louis Vuitton e Jil Sander. Poi è stato tutto molto fluido, ho lavorato alla linea uomo di Ralph Lauren e a Parigi ho curato la stessa linea da Hermès. Nel frattempo avevo avuto la direzione artistica dell'hotel Villa d'Este a Cernobbio, uno dei migliori alberghi al mondo, dove curavo l'intera immagine, ed è stata un'esperienza importante per il lavoro che svolgo attualmente”.
Cosa significa essere direttore creativo di un brand?
“Mi occupo di ogni aspetto dello stile, dalla scelta dei bottoni all'arredamento dei negozi alle sfilate. L’aspetto del lavoro che amo di più è quello creativo, confrontarmi con i modellisti, seguire le fasi sartoriali nei laboratori fin nei più piccoli dettagli, non voglio perdere di vista la materia, quindi il tessuto e tutti gli elementi che costituiscono un capo”.
Ci racconti una sua giornata tipo.
“Sveglia alle 9, colazione e, quando posso, palestra. Poi arrivo in ufficio, incontro lo staff di ricerca, i modellisti, scelgo i tessuti, penso alle collezioni e alle sfilate. Non so mai quando esco. Capita, specie in prossimità delle sfilate, che faccia anche le 3 di mattina”.
A cosa si ispira?
“Luoghi, emozioni, tutto si trasforma in creatività. Sono innamorato della bellezza, divento fragile di fronte alle cose belle e all'armonia. Forse è stata la formazione in collegio, ma mi piace che le cose siano rassicuranti, con un leggero disordine”.
Quindi cos'è l'eleganza?
“Essere eleganti è vestirsi e dimenticare di averlo fatto. Occorre prendere le distanze da ciò che si indossa. E’ importante che il vestito non annulli la persona, non si sovrapponga. Il tutto deve avere un’aria disinvolta ed essere indossato con grande nonchalanche: il polso della camicia può uscire da una parte e non necessariamente dall’altra, i bermuda senza orlo, magari indossati con la giacca. Osare è importante”.
Daks è un marchio storico molto caratterizzato, come si è trovato?
“E' l'unico marchio inglese che fornisce direttamente la casa reale. Infatti negli anni hanno dato a Daks tre onorificenze e cinque anni fa hanno invitato i direttori dei principali brand inglesi ad una cena di gala a cui ho partecipato come direttore creativo. C'erano la regina, il principe Carlo e Camilla, un incredibile servizio di sicurezza, ma è stato un bel riconoscimento. A parte questo all'inizio ho curato la linea bambino, poi la linea Golf sportswear e la seconda linea di abbigliamento maschile. Sono direttore creativo dal 2010”.
Cosa ha significato per un italiano interpretare lo stile british?
“Dare la responsabilità della direzione creativa ad una persona di un paese diverso da quello dove il marchio è nato e si è sviluppato è abitudine di molti brand internazionali, conferisce maggiore energia e ricchezza, favorisce la fusion tra culture e tradizioni”.
Infatti lei ha fatto anche cambiamenti radicali, come eliminare il celebre quadretto Daks.
“Il quadretto ci deve essere sempre, ma è nell'anima del marchio e non occorre che sia sempre visibile. Perciò l'ho lasciato nelle fodere e negli interni. Ho voluto mettermi alla prova senza la protezione del simbolo che caratterizza il brand, e la proprietà e rimasta soddisfatta”.
Che risultati ha ottenuto?
“Il fatturato è salito a 980 milioni annui dai 900 degli anni precedenti. Sfiliamo con la collezione uomo a Milano e donna a Londra. A fine febbraio sono stato celebrato dalla stampa inglese per la miglior sfilata della London Fashion Week, superando in questa edizione anche un competitor come Burberry. Se giocare in casa e vincere è soddisfazione, fuori casa lo è di più”.
La sua prossima sfida?
“Mi piacerebbe lavorare per un marchio italiano. Sono nato in Toscana da padre piemontese e madre napoletana, ho vissuto in varie parti del mondo e mi sento come un calciatore che gioca all'estero e vorrebbe giocare in nazionale. La moda è la seconda industria in Italia e specialmente per l’uomo è la prima al mondo in termini di fatturato. La moda italiana esprime attraverso gli abiti quella sensualità che rende gli uomini e le donne più desiderabili e sicuri di sé”.
Ci dia un consiglio...
“Per essere davvero eleganti non conta cosa si indossa ma come lo si fa. E' importante la personalità, il coraggio di mescolare insieme cose apparentemente in contrapposizione. Ogni look dovrebbe essere accompagnato dalla disinvoltura e dall’apparente disinteresse per quello che si indossa: un velo di consapevole inconsapevolezza rende tutto molto più chic”.
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